Abodi: "Malagò? Ogni scelta è giusta, se poi si fanno le cose che servono"
Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, è intervenuto a margine della presentazione del Bando Oratori 2026 ed è tornato sull’elezione di Giovanni Malagò come nuovo presidente della Federcalcio: “Ogni scelta è quella giusta, la differenza non la fanno le persone ma le cose che si fanno. Le cose da fare si conoscono, l’importante è farle”.
Giovedì sera incontrerà Malagò. Di cosa parlerete?
“È normale che il ministro chiami il presidente eletto, è una forma di rispetto assoluta e naturale. Ci vediamo giovedì, a fine giornata: io ascolterò soprattutto, perché non ho avuto modo di farlo prima, il programma e le sue priorità. Sentirò quello che verrà richiesto, anche se conosco molto bene il tema: le cose che mi dirà sono quelle di cui parliamo da 16 anni”.
Che mandato immagina?
“Vedo una volontà di utilizzare il ruolo per fare cose indispensabili. Credo sia il tempo di passare dalle parole ai fatti, vediamo se ci saranno le condizioni: da parte nostra ci sono sempre state, mi auguro che il primo passo possa farlo il sistema calcio”.
Dello ius soli sportivo cosa pensa?
“Io penso che i giovani italiani, anche di seconda o terza generazione, possano giocare. Mi auguro che chi dimostra di avere talento possa avere spazio”.
Nuovo presidente, vecchio consiglio federale…
“Non mi interessa tanto giudicare quello che ognuno può giudicare. Io credo sia fondamentale quello che succederà nei fatti concreti: non è più il tempo di parole, cercherò di informare meglio sui provvedimenti di governo perché ho l’impressione che l’assemblea non li sappia. Poi mi interessa costruire valore, lo dobbiamo agli appassionati di calcio. A volte si trascura il fatto che, senza la gente, il calcio non sia niente. Il personalismo non si supera con i personalismi”.
Le componenti sono insorte per l’1% di mutualità dirottato alla Serie A Women?
“È suggestivo. Non metto mai in concorrenza le priorità, credo fosse opportuno riconoscere al sistema professionistico femminile quello che si dice ma non si fa. Andava fatto quando è stato riconosciuto il professionismo alle donne, perché altrimenti era solo propaganda”.
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