Malagò e la Nazionale: "Qualificarsi ai Mondiali oggi è già tanto. Guardate le africane"
Nel corso della conferenza stampa successiva al Consiglio federale di oggi, il presidente della FIGC, Giovanni Malagò, ha parlato anche della questione ius soli sportivo e della difficoltà, per la Nazionale, di puntare sugli italiani di seconda generazione: “Ho visto che si è dibattuto molto con Trump stanotte a riguardo. Non ne stiamo parlando con Abodi, ma tutto il mondo istituzionale sa come la penso. Qualche vostro collega di giornali che oggi non vedo presente si è occupato di politica e non c’è cosa peggiore di chi si occupa di sport e si mette a parlare di politica. Faccio l’esempio della pallavolista Antropova o del triplista Andy Diaz, spesso dicono che ricordano tutta la trafila per ottenere il passaporto italiano. Questo può accadere nel calcio, per arrivare a una competizione devi giocare le qualificazioni.
In Francia magari hanno talmente tanti giocatori forti che non ne hanno bisogno, ma magari altre nazioni hanno bisogno di questi giocatori fin dalle qualificazioni. Poi si è molto dibattuto sui Mondiali a 48 squadre e molti hanno storto la bocca. Salvo 2-3 squadre chiaramente inferiori, non ho visto così tante squadre materasso. Si è dibattuto soprattutto sui pochi posti per le europee, che sono 16, io ricordo qualche decennio fa che i Mondiali erano fatti da 16 squadre. Poi si è passati a 24, poi 32 e oggi 48. In questo proliferare i continenti sono cresciuti e hanno avuto molti più posti.
Domanda: quante squadre africane si sono qualificate? Nove su dieci. Di che cosa vogliamo parlare? Oggi già qualificarsi è tanto, in base a come stiamo. E poi si pensa a passare il primo turno. L’Olanda teoricamente doveva arrivare ovunque, ma il Marocco ancora la definiamo una squadra piccola? Ecco perché tutto deve essere rivisitato sulla base della realtà attuale. Questa situazione va molto oltre i 98 giocatori nati in Francia e questo fa riflettere”.
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