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Oggi alle 07:55Serie A
di
Yvonne Alessandro
Savicevic: "Non avrei vinto tanto senza il Milan. Dovevo andare alla Juve e alla Roma"
"Ho buoni ricordi, sono stato fortunato. Ho giocato in posti importanti, ho vinto anche due Coppe dei Campioni, con la Stella Rossa e con il Milan". Parla così Dejan Savicevic, etichettato 'Genio' nei tempi d'oro in rossonero e domani a compiere 60 anni. "Ma no, non ero un genio, ero solo un ottimo giocatore. Siete stati voi della Gazzetta a chiamarmi così. Forse perché facevo cose che gli altri non potevano fare, forse perché avevo più fantasia", ha ribattuto scherzosamente l'ex trequartista montenegrino.
Dal bambino al calciatore
Nell'intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport ricorda la sua infanzia a Podgorica: "Abitavamo in una casa dietro la stazione. Mio fratello
Goran voleva diventare macchinista. Poi ha fatto l'agente immobiliare. lo scappavo fra i binari e andavo a giocare in un campo pieno di pietre. Ho imparato lì a palleggiare. Ero un giovane bandito, avevo un futuro da tagliagole. Per fortuna sono diventato un giocatore, a 13 anni nell'Ofk Titograd". Poi il salto nel Milan: "È sempre nel mio cuore. Sono arrivato nel 1992, dovevo andare alla Juve, poi alla Roma, poi al Monaco in Francia. lo ero alla Stella Rossa, stavo bene. Avevamo vinto la Coppa dei Campioni, battuto il Marsiglia a Bari".
Primi tempi difficili
Un avvio complicato in rossonero che Savicevic rispolvera così: "Sì, ho faticato per un anno e mezzo. È stata dura, avevo qualche problema fisico e davanti c'erano Gullit, Van Basten, Rijkaard, Papin. Ma ho scelto l'Italia perché era il campionato più bello del mondo e c'erano i giocatori migliori. Una buona scelta, in un'altra squadra non avrei vinto tanto e avuto la visibilità che mi ha dato il Milan", ha sottolineato. "E poi i tifosi. Splendidi, appassionati. I loro cori erano la miglior carica. Fa molto piacere che la gente dopo più di vent'anni si ricordi di me. Ci sono quelli che mi dicono che ero come Platini. E bello".