Difeso dalla Serie A e dalla stampa, osteggiato dalla politica: per Malagò pronta la soluzione all'italiana. Mancini fuori da ogni diatriba. Nations League un problema, non la maxi-sosta
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Raimondo De Magistris
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06.10.2026 00:01Editoriale
Oggi dalla 13 la Giunta del CONI si esprimerà sul caso tesseramento e sulla posizione dell'attuale numero uno della FIGC Giovanni Malagò
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Si racconta che il 18 febbraio 2013, alla vigilia dell'elezione del nuovo presidente del CONI, a cena in un albergo dei Parioli col candidato Raffaele Pagnozzi ci fossero molti più elettori che a via Vittorio Veneto con l'outsider Giovanni Malagò. Allora segretario generale, Pagnozzi era per tutti il grande favorito per l'elezione dell'erede di Gianni Petrucci. Era il suo erede designato. Pagnozzi aveva riunito attorno a un tavolo Barelli e Binaghi, Abete e lo stesso Petrucci. La maggior parte delle persone che il giorno dopo l'avrebbe dovuto votare come nuovo presidente del CONI. E poi? Poi qualcosa evidentemente successe quella notte, più che la notte dei lunghi coltelli fu quella delle interminabili chiamate. Delle promesse e delle concessioni. Fu sicuramente la notte in cui tutti i pronostici vennero sovvertiti e portarono il giorno dopo al responso a sorpresa: 35 voti per Pagnozzi e 40 per Malagò, uno in più del necessario per ottenere un ruolo poi mantenuto per oltre dodici anni. Fino a giugno 2025.
Chissà che oggi non possa accadere lo stesso, anche se la politica da tempo aspettava questo momento. Alla 13 si riunisce la Giunta del CONI e i 16 membri chiamati a votare (ma anche sul numero di votanti non c'è certezza...) dovranno decidere se commissariare o meno la FIGC: il nodo è il mancato tesseramento di Malagò al momento dell'elezione, servirà la maggioranza assoluta dei voti per decidere in un senso o nell'altro. Buonfiglio è evidentemente pro commissariamento, con lui la politica governativa rappresentata dal Ministro dello Sport Andrea Abodi che fin dal passo indietro di Gravina punta ad affidare a un commissario il calcio italiano. Sostanzialmente inesistente l'opinione pubblica per una questione ritenuta davvero troppo distante da ciò che davvero appassiona il tifoso, praticamente tutta dalla parte del numero uno della FIGC la stampa che in questi giorni ha portato avanti un'incessante pressione a favore della conferma di Malagò anche su spinta della Serie A.
La spaccatura è di quelle profonde e l'esito è incerto, anche se col passare delle ore si fa sempre più concreta l'ipotesi di un Malagò... commissario. Già, avete capito bene. Un colpo al cerchio e un altro alla botte, sarebbe la classica soluzione all'italiana. La Giunta si riunisce alle 13, sarà una giornata tutta da seguire tra tante incognite e una certezza: a prescindere da come finirà il confronto a Roma, Roberto Mancini in questa maxi-sosta ha acquisito quel credito necessario per mantenere il suo posto anche in caso di commissariamento. Per contare su un consenso bipartisan. Il 3-1 alla Turchia con tanti giovani lanciati dall'inizio il cappello su una nuova gestione che dopo quattro partite porta in dote speranze e coraggio. L'idea che una nuova Nazionale è possibile dopo anni di disastri e delusioni.
Un ultimo appunto sulle critiche espresse da diversi commissari tecnici a questa maxi-sosta per le nazionali andata in scena quest'anno per la prima volta. Il CT dei Paesi Bassi Xavi Hernandez c'è andato giù pesante: "Questo calendario non va bene: 4 partite in 10 giorni sono troppe. Non va bene né per i nazionali né per i club, che cedono i giocatori e a volte li riaccolgono infortunati. Programmare un calendario così fitto tre mesi dopo il Mondiale vuol dire andare in cerca di guai. Preferirei che giocassimo due partite, sarebbe meglio per tutti". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Roberto Mancini: "Troppo faticosa per i giocatori". Il problema però più della maxi-sosta sembrano essere ancora una volta le troppe partite in programma. Quante volta fino allo scorso anno ci siamo lamentati delle troppe soste per le nazionali tra settembre e novembre? Era pacifico accorparne un paio, una scelta di buon senso per evitare ai giocatori ancor più sballottamenti a destra e a manca.
Il problema casomai è la Nations League, l'aver dato competitività e importanza anche a partite che fino a pochi anni fa erano solo amichevoli che potevano essere gestite diversamente. Oggi invece per motivi economici anche la Nations League sta diventando una competizione gravosa, importante. Blasonata. Per permettere alle Federazioni di guadagnare di più s'è deciso di programmare un'altra competizione con buona pace di un calendario già parecchio intasato. Perché poi alla fine si torna sempre lì: tutti pensano solo a inserire più partite possibili in programma o a rendere (per guadagnarci di più) più competitive le amichevoli. Aver accorpato due soste anche per evitare al calciatore sudamericano di turno un paio di viaggi intercontinentali non sembra affatto il vero problema.
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