Andreazzoli e l'Empoli che vinse in casa della Juventus: "Gioco, non difesa a oltranza"
Presso il Parc Hotel di Peschiera del Garda si è tenuto l'evento "Coaches!World" (edizione 2026), dedicato alla formazione degli allenatori. Tra gli ospiti è intervenuto l'ex tecnico di Empoli, Roma e Ternana (fra le altre), Aurelio Andreazzoli. Di seguito alcune delle sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com, presente sul posto.
Andreazzoli ha spiegato ai giovani allenatori alcune delle sue idee e spiegando i principi di gioco offensivi e difensivi, sottolineando anche come queste idee debbano però essere trasmesse in poco tempo: "L'impronta di un allenatore si vede da come la sua squadra sta in campo, da come reagisce ai momenti della gara. Le idee non hanno bisogno di molto tempo per arrivare dagli allenatori alla squadra. È obbligo nostro trovare i mezzi per imprimere immediatamente quello che abbiamo nella testa, per incidere il prima possibile sulla squadra. La ricerca si fa anche grazie alle esercitazioni: capire quali esercitazioni vi aiutano ad arrivare all'obiettivo è fondamentale".
Poi nel corso del suo intervento ha portato un esempio concreto vissuto nell'esperienza di Empoli: "In Serie B con l'Empoli avevamo una squadra molto forte, ma era anche una squadra ben organizzata che permetteva ai giocatori di esprimersi al meglio. Ci trovavamo però nella necessità di giocare spesso al limite dell'area di rigore avversaria. E dovevamo trovare i mezzi per addestrare la squadra ad arrivare dal limite dell'area agli ultimi metri. L'anno dopo siamo andati in Serie A, attaccare gli ultimi 16 metri in quel modo non era più pensabile e allora il lavoro era rivolto verso la zona di progressione, per attaccare lo spazio in maniera diversa".
Andreazzoli ha anche ricordato la vittoria del suo Empoli contro la Juventus a Torino, nel 2021: "Ci siamo presentati lì con l'idea di andare a vincere, anche se nella partita precedente avevamo perso contro la Lazio. Abbiamo guardato e riguardato la partita precedente con una convinzione: che avessimo vinto, e non perso, contro la Lazio. Questo perché avevamo fatto quello che dovevamo, ma alla fine avevamo avuto sfortuna con degli errori del portiere, che era bravo e che poi infatti abbiamo riproposto e che ha fatto bene a Torino (Guglielmo Vicario, n.d.r.). Contro la Juventus poi siamo riusciti a vincere, ma il risultato può dipendere poi da tante cose. Se però entri nella testa dei giocatori convincendoli di una cosa, allora arrivi più facilmente anche al risultato. L'abbiamo vinta perché siamo andati a cercare un certo tipo di gioco, non siamo andati lì per non prenderle. Poi certo che per un tratto di gara ci hanno messo sotto anche loro, ma in seguito abbiamo ripreso il pallino del gioco e grazie a questo siamo andati a vincerla, meritando. Entrare nella testa di giocatori è importante. E per farlo ci deve essere chiarezza nella tua testa e nel tuo modo di agire".
Sull'azione che parte da dietro Andreazzoli ha portato un ricordo legato alla Roma: "Alla Roma nei 4 mesi in cui ho allenato lo facevamo, di partire da dietro con l'azione. Avevo lavorato prima con Luis Enrique e dunque già si faceva questo lavoro, ci riusciva anche bene alle volte. Ma non è una cosa che va fatta sempre: l'uscita dal basso diventa fastidiosa se fatta in maniera sistematica, mi sembra assurdo che il portiere poi debba giocare più del play. Va bene, lo faccio, ma non deve essere tassativo. Va bene se ha come obiettivo attaccare alle spalle. A volte la palla messa lì in un certo modo dal portiere ti crea vantaggio. A Bergamo ricordo che Salah è andato due volte davanti al portiere in questo modo. Ma era comunque in una situazione organizzata, non un lancio fatto dal nulla".
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