Caso Lotito, l'inchiesta prosegue: venti episodi tra minacce e insulti al presidente
Una contestazione nata sugli spalti e sui social, ma che secondo gli inquirenti potrebbe avere avuto anche una regia e dei finanziatori. È questo il punto sul quale si concentra l’inchiesta sulle pressioni ai danni del presidente della Lazio Claudio Lotito e che, secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, mette insieme proteste pubbliche, campagne online, indiscrezioni sulla vendita del club e pressioni dirette sul patron biancoceleste.
Il fascicolo seguito dal pm Lorenzo Del Giudice comprende una ventina di episodi raccolti nell’arco di circa due anni. Ci sono telefonate sui cellulari privati di Lotito, messaggi e insulti diffusi in rete, adesivi ritenuti offensivi e iniziative dimostrative. Tra queste, anche la protesta davanti alla Camera dei deputati, con un enorme striscione "Lotito libera la Lazio" esposto sulla facciata di un edificio. L’attenzione degli investigatori si è però spostata soprattutto su ciò che sarebbe avvenuto dietro alcune di queste iniziative. Un filone riguarda la diffusione di notizie relative a una possibile cessione della Lazio, con indiscrezioni sull’interesse di fondi qatarioti e di altri potenziali compratori. Nelle carte compare anche una presunta proposta da 450 milioni di euro di JPMorgan, che gli investigatori considerano priva di fondamento.
Il tema della vendita era stato affrontato anche dal Tempo in un articolo del 31 maggio 2026, nel quale venivano citati Mauro Masi e Francesco Maiolini della Banca del Fucino come possibili interlocutori di un nuovo corso societario. Altri articoli e l’iniziativa “Laziale alza la voce” sono finiti nello stesso quadro investigativo. La svolta, scrive il Corriere della Sera, sarebbe arrivata con l’identificazione di alcuni profili social e con l’analisi dei dispositivi sequestrati. Da questi accertamenti gli investigatori avrebbero ricavato elementi per sostenere che alcune attività di diffusione e denigrazione online sarebbero state finanziate da Francesco Maiolini.
Tra i soggetti indicati come destinatari di finanziamenti figura anche la fondazione Noi Oltre 365, intestata ad Alessia Abramo, figlia di Ettore “Pluto” Abramo. Mauro Masi, perquisito dai carabinieri del Nucleo Investigativo, ha respinto ogni addebito: "Sono accuse totalmente false. La mia colpa è quella di essere, come tantissimi a Roma e in Italia, tifoso della Lazio. Querelerò". L’ipotesi degli inquirenti è quindi che una parte della pressione esercitata su Lotito non fosse soltanto espressione del malcontento della tifoseria, ma rientrasse in una strategia più ampia, finalizzata anche a spingerlo verso la cessione del club. Un impianto accusatorio ancora da verificare e sul quale gli accertamenti sono in corso.
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