Maurizio Montesi, la storia del calciatore militante
l 24 febbraio 1980, lo scontro fatale a Cagliari spezza la gamba e il futuro di Maurizio Montesi, il centrocampista che leggeva i saggi, masticava politica e scoperchiò lo scandalo del Totonero prima del blitz delle volanti.
Nato a Roma il 26 luglio 1957, Maurizio Montesi era un’anomalia genetica per il calcio italiano.
Centrocampista minuto ma instancabile pendolo di regia, cresce nel vivaio della Lazio, con cui vince il Campionato Primavera nel 1976.
Eppure, fin dai primi passi, il suo profilo stride con l'iconografia classica del calciatore, negli spogliatoi si discute di tattica, lui frequenta la sezione di Lotta Continua a Primavalle.
Nel 1978 passa in prestito all’Avellino in Serie A: trascina i lupi alla salvezza, ma ai microfoni accusa i tifosi irpini di pensare troppo allo stadio e troppo poco alla disoccupazione, denunciando con clamoroso anticipo i tentacoli della camorra sul calcio campano.
Tornato a Tor di Quinto, in una Lazio storicamente destrorsa e armata, Montesi è un corpo estraneo. Il 28 ottobre 1979 la tragedia squarcia l'Olimpico: un razzo uccide il tifoso Vincenzo Paparelli, mentre il sistema spinge per giocare un derby surreale, Montesi è l'unico a impuntarsi nel tunnel degli spogliatoi, urlando che il calcio non può scorrere sopra il sangue.
Il crac di Cagliari e la bomba del Totonero
La svolta della sua vita si consuma al Sant'Elia il 24 febbraio 1980. Un durissimo tackle a metà campo con il rossoblù Giuseppe Bellini costa a Montesi la frattura di tibia e perone della gamba destra, barellato fuori dal campo, a soli 22 anni vede i primi titoli di coda della carriera. Ma è dal letto d'ospedale che l'anomala mezzala laziale decide di far saltare il banco. Il 4 marzo 1980 concede un'intervista shock a La Repubblica, non usa metafore: denuncia il marcio delle scommesse clandestine e rivela che un compagno gli ha offerto soldi per truccare Milan-Lazio, combinazione rifiutata fingendo un infortunio. Tre settimane dopo, le camionette della Polizia entrano sulle piste d'atletica di mezza Italia per arrestare i campioni in diretta TV. Ma il calcio degli anni Ottanta non premia i moralizzatori. Isolato, additato come "infame" dai colleghi e contestato dalle curve, Montesi subisce anche la beffa della giustizia sportiva, che lo squalifica per quattro mesi per omessa denuncia.Il "riflusso" e la caduta nel baratro
Il rientro sul rettangolo verde è un calvario senza fine, la Lazio è sprofondata in Serie B, Montesi tenta di rimettersi in piedi ma il 27 febbraio 1983, contro la Sambenedettese, subisce un secondo drammatico infortunio alla medesima gamba. A soli 26 anni, la sua parabola agonistica è spezzata per sempre. Fuori dal campo, il contesto storico degli Anni di Piombo cede il passo al "riflusso nel privato", e per il militante Montesi inizia il vero abisso nero. La cronaca lo travolge: una delle sorelle viene arrestata con l'accusa di appartenere alle Brigate Rosse. Nel 1984, la Questura lo aggancia a un'indagine su un traffico internazionale di stupefacenti. Viene arrestato con l'accusa di possesso e spaccio di cocaina. È il crollo definitivo dell'uomo che voleva ripulire il sistema, dopo i guai giudiziari, Maurizio Montesi sceglie la via della dissolvenza. Si allontana da Roma, taglia i ponti con il passato e sparisce dai radar dei media. Per quarant'anni l'oblio ha coperto il suo nome, lasciando la sua storia confinata tra i misteri irrisolti di una generazione calcistica e politica che ha perso tutte le sue battaglie. Il giornalista Enrico Deaglio scrisse che Montesi è stato uno dei pochissimi ad aver voluto conservare la propria dignità scomparendo nel nulla, piuttosto che piegarsi alle regole dello spettacolo. Per i registri dell'anagrafe e per la giustizia è in vita, ma per l'opinione pubblica Maurizio Montesi ha scelto di rimanere un affascinante e cupo mistero inafferrabile Guy Chiappaventi è il giornalista d'inchiesta e scrittore che è riuscito a sottrarre la storia di Maurizio Montesi all'oblio generale. Lo ha fatto pubblicando nel 2022 il libro La scomparsa del calciatore militante. Una storia di pallone, politica e tradimenti (edito da Milieu), un'opera di non-fiction novel scritta quasi come un romanzo giallo, in cui ricostruisce la vita dell'ex centrocampista laziale partendo proprio da una misteriosa lettera dell'epoca.Oggi la figura di Maurizio Montesi è avvolta nel silenzio più assoluto.
La sua storia è diventata un romanzo-verità grazie al libro del giornalista Guy Chiappaventi, La scomparsa del calciatore militante. Montesi ha scelto l'oblio, sparendo dai radar pubblici per vivere lontano da un mondo del pallone che aveva provato a cambiare con la forza delle proprie idee e che, alla fine, lo aveva rigettatoAltre notizie
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