Bordocampo. Non c'è due senza tre
Livorno – Dopo le pesanti batoste rimediate a La Spezia ed a casa nostra con il Cittadella, pensare che il Dall’Ara di Bologna sia la sede adatta per il pronto riscatto è un volo pindarico che nemmeno il più incantato dei romantici potrebbe ipotizzare. Non tanto perché non vinciamo qui dalla stagione 1942-43 quanto, piuttosto, per la condizione psico-fisica con cui ci si arriva. Dopo una così grave crisi di gioco e di risultati, si affronta una diretta concorrente alla zona playoff, anch’essa in balia di critiche e contestazioni e alla disperata ricerca di punti per rimanere in scia. Anche lo sportivo medio bolognese vive un periodo di magre soddisfazioni e l’amarezza che ne consegue lo fa sedere sugli spalti con l’umore a dir poco contrariato. Lo stadio rumoreggia subito dopo l’apertura dei cancelli. Bologna-Livorno è la partita fra due squadre che vorrebbero uscire dal tunnel dell’anonimato e tornare a far parlare di sé con i toni che si addicono alla loro storia calcistica; nei modi e nei tempi necessari a non rimanerne fuori, vale a dire qui e subito. La Bulgarelli ricorda a gran voce questo stato di cose a chi se ne fosse anche momentaneamente distratto. I tifosi del Livorno, buoni ma troppo pochi per aver voce in capitolo, si conformano, invertendole, alle stesse rimostranze. Le due squadre si equivalgono, oltre che nell’onorare la memoria di Piermario Morosini durante il riscaldamento, anche dal punto di vista degli schieramenti e vengono disposte in campo in maniera speculare dai due allenatori. Dietro la barba sfoltita di Panucci si intuisce un’espressione contratta dal turbinio degli eventi. A scongiurare un “non c’è due senza tre” catastrofico il nuovo mister ha impiegato gran parte della settimana a motivare la squadra con i più positivi stimoli che il suo repertorio di uomo di calcio gli ha permesso. Mister López, con il suo consueto look da tronista, ostenta una sicumera preoccupante e preoccupata. Per tutto il primo tempo le due squadre si equivalgono anche nell’atteggiamento e nel gioco, mediocre, che riescono a produrre; concentrazione, agonismo, possesso palla, pseudo-occasioni. Il signor Ghersini di Genova, nonostante i nove rossi ed i sette rigori decretati in questa stagione, arbitra all’inglese e lascia giocare. Da segnalare al 30’ una presunto fallo in area su Sansone la cui performance nella caduta è all’altezza dell’ultimo anno della migliore scuola di arte drammatica. Si può affermare che per la prima ora di gioco, il Livorno ha tenuto testa ai tentativi offensivi del Bologna, Sansone e Zuculini i più difficili da gestire, senza mostrare eccessivi affanni. Al 15’ della ripresa, però, il Bologna beneficia di un gol regalato, scaturito da un calcio di punizione. Sul cross da fuori area un’imperfetta se non mancata comunicazione tra Mazzoni ed Emerson mette sui piedi di un greco dal cognome con troppe vocali una palla che insaccherebbe chiunque. Marios, così è stampato sulla maglia, non ha neanche il coraggio di esultare. Nello stesso momento, sulla panchina rossolblu, López e il suo staff si spanciano dalle risate, mostrando una cultura sportiva di livello infimo a prescindere da chi abbia suscitato la loro ilarità. Come prevedibile, dopo un gol di tale fattura, gli amaranto vanno in stand-by e non riescono a rialzare la testa. Si può altrettanto affermare, non è necessario un master in psicologia ad Harvard, che i due cambi di allenatore, oltre che a non portar nessun segno tangibile di miglioramento a livello di gioco e di personalità, hanno destabilizzato e rovinato quel che di buono, poco o tanto non lo sapremo mai, c’era nel Livorno di inizio stagione e hanno creato una squadra senza più certezze. Al 33’ del secondo tempo raddoppio di Sansone ma non ce n’era bisogno. A 5’ dalla fine il presidente Spinelli decide che la sua presenza è richiesta altrove. Al 43’ il colpo di testa di Galabinov colpisce il palo e poi la schiena di Da Costa prima di uscire. Il portiere brasiliano bacia il montante e ringrazia chi sa lui. Con tutta probabilità, già da prima di questa nuova sconfitta, lo scoramento e la sfiducia nei propri mezzi si sono insinuati nel gruppo e lavorano sui nei cuori e nelle menti di tutti; vedere una via d’uscita dignitosa dopo il drammatico “non c’è due senza tre” che risuona a bordocampo è davvero un’impresa titanica.


