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tmw / livorno / Calcio
Bordocampo. Il Livorno può ancoraTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
lunedì 18 maggio 2015, 22:04Calcio
di Emilio Guardavilla
per Amaranta.it

Bordocampo. Il Livorno può ancora

Livorno - Con la 20esima di ritorno termina la regoular season al Picchi ma, al contrario di quanto preventivato l’estate scorsa, si tratta di un match decisivo per entrambe le squadre. A fine agosto in pochi avrebbero indovinato un Livorno fuori dalla zona play off e un Vicenza, sono ormai molti mesi che nessuno la apostrofa più come ripescata, in terza posizione e lanciata, sulle ali dell’entusiasmo e dei risultati, verso una promozione da definire quantomeno inaspettata. E’una partita in cui ci si gioca il tutto di una stagione che ci ha visti protagonisti più che altro per una discontinuità di risultati destabilizzante, momenti di torpore tattico manifesti e fasi di sterilità offensiva sconcertanti. Dell’identità della squadra di questa stagione, ciò che non è mai venuto meno nelle tre gestioni che si sono avvicendate, è ormai assodato essere il carattere coriaceo di un gruppo che, come dimostrano le ultime uscite, vale quanto il tasso tecnico, la preparazione tattica o la condizione atletica. L’indole tenace è l’unica delle cinquanta sfumature di amaranto che ha sempre spiccato tra l’accendersi e lo spengersi delle altre. Ma per centrare l’obbiettivo minimo prefissato occorre la concomitanza di tutti questi fattori, mantecati, sarebbe ora, dalla giusta dose di buona sorte che ad oggi sembra aver ceduto maggiormente alle lusinghe altrui. Pur continuando la strategia dei tagliandi di curva e gradinata a prezzo sociale lo stadio non è quella bolgia dantesca in grado di esaltare i nostri ed atterrire con il suo boato gli ospiti. Mala tempora currunt, si sa, e l’austerity a cui è costretto l’italiano medio non fa certo sconti alla città di Livorno. I presenti, il colpo d’occhio rincuora, hanno scelto di risparmiare in altri ambiti e vogliono tifare per undici leoni disposti a non risparmiare neanche una goccia di sudore per la maglia che indossano, anche al prezzo di farsi mandare a quel paese da mister Panucci dopo una vittoria sofferta, strappata in extremis dai suoi ragazzi e celebrata in un terzo tempo riconciliatore e tonificante. Dal veneto sono arrivati in trecento, con vessilli di ogni forma e dimensione, carichi di una motivata euforia che li fa cantare a squarciagola da appena entrati. Nell’ambiente amaranto il morale è alto, le sensazioni sono positive e il Vicenza non fa paura, neanche con quella maglia fantasia camouflage che pare disegnata da uno stilista in cura antidepressiva. Sugli spalti si sprecano frasi fatte e battute stereotipate sull’immediato futuro e sul giorno della settimana in cui giocare il prossimo campionato, tutte poco convincenti. Ci giochiamo la prima mezz’ora senza infamia e senza lode, almeno fino all’avvicendamento Biagianti-Pires che sembra rinvigorire la manovra di centrocampo. Al 32° Moscati si invola sulla destra e centra per la testa di Vantaggiato che, con un colpo di testa da vero nueve, gira dove il portiere vicentino Vigorito non può nulla. La reazione degli uomini di mister Marino è pronta e determinata ma prima dell’intervallo ci si avvicina più al raddoppio che non al pareggio. Anche nella ripresa, pur con il potenziale offensivo rimpinguato dai cambi, il Vicenza è un parente alla lontana della squadra delle sei vittorie consecutive e dal rendimento esterno da big; i pericoli per la difesa amaranto derivano soprattutto da atti di autolesionismo delle retrovie piuttosto che dagli attacchi di Cocco e compagni, quelle leggerezze letali che fanno imbestialire il presidente ed esagitare Panucci che riesce a mantenere composti solo i capelli perché scolpiti dal gel. A 3’ dalla fine el hombre del partido lascia il posto a Galabinov tra gli applausi di tutti. Nel secondo dei tre minuti di recupero, quando il risultato sembra acquisito, arriva la beffa per i maltrattamenti di Emerson ai danni del nuovo entrato Petagna, sanzionati dal signor Fabrizio Pasqua di Tivoli con la massima punizione. Mazzoni intuisce ma sfiora soltanto. Nel parapiglia che si innesca a fine partita il portierone non riesce a tenere le mani a posto e si prende un rosso che rovina la sua prestazione impeccabile e lo disimpegna dalla prossima partita. Ma dagli altri campi arrivano risultati favorevoli. La matematica non ha ancora dato il suo verdetto ed è quindi lecito attenderlo con una sostanziosa iniezione di autostima di matrice a stelle e strisce: -“Yes, we can”.