Intervista all'ex. Stefani: "Di Livorno ho un ricordo bellissimo"
Livorno – Centrocampista duttile, dotato di visione di gioco e di un piede educato, David Stefani è stato uno dei protagonisti del Livorno targato Osvaldo Jaconi. Giunto a campionato iniziato dal Castel di Sangro, ex squadra proprio di Jaconi, ben presto è diventato uno dei perni del centrocampo amaranto al pari dei vari Grauso, Gelsi, Saverino e Ruotolo.
David Stefani due anni a Livorno con una storica promozione in Serie B conquistata. I tuoi ricordi dell’esperienza livornese?
“I due anni trascorsi a Livorno sono i migliori della mia umile carriera. Una delusione enorme, la sconfitta di Como, ed una vittoria esaltante, col ritorno in B”.
Ovviamente non possiamo non partire dal ricordo dell’indimenticato Igor Protti...
“Ti rispondo con le parole di Cristiano Lucarelli il giorno del saluto ad Igor allo stadio… semplicemente è l’unica volta che non sarei voluto essere presente al Picchi. Igor era un leader, un trascinatore, sempre col sorriso in volto e sempre abile a trovare una soluzione ad un problema. Dava fiducia e forza. E’ entrato nel cuore a tutti e la sua scomparsa è una ferita che difficilmente si rimarginerà”.
Un solo gol in amaranto, nel derby vinto per 5 a 3 contro l’Arezzo il Picchi. Che cosa ricordi di quella tua rete?
“L’unico gol segnato a Livorno purtroppo. Per un centrocampista un gol solo all’attivo è davvero poco. Il ricordo rimane bellissimo… lo stadio pieno, l’importanza del gol, il boato del pubblico. Di gol ne ho segnati pochi in tutta la mia carriera. Ti racconto un aneddoto. In una amichevole contro il Torino feci un gol splendido all’incrocio dei pali. Invece di essere felice ero arrabbiato con me stesso perché avrei potuto farne davvero tanti di più. Purtroppo non avevo, a torto, fiducia nel mio tiro. A prescindere da questo ricordo tanti recuperi palla in scivolata, con boati del pubblico, che mi hanno dato le stesse emozioni di un gol”.
A Livorno l’artefice della promozione e dei successi fu senza dubbio Osvaldo Jaconi. Che cosa ci dici del buon Osvaldo?
“Che dire. E’ uno degli allenatori più vincenti che ci siano. Osvaldo è bravo a fare gruppo, a motivarti con le parole, a metterti a tuo agio. Per lui l’importante era avere prima uomini e poi calciatori…con questa filosofia vinceva”.
Ti chiedo se senti ancora qualcuno dei compagni dell’epoca.
“Abbiamo una chat sul telefono dove ci sentiamo giornalmente e la mattina il primo saluto è sempre di Osvaldo Jaconi. Eravamo un gruppo splendido e sono fiero di averne fatto parte”.
Arriviamo al tuo addio a Livorno. Dopo la promozione decidesti di lasciare approdando alla Lucchese. Oggi faresti ancora quella scelta e perché arrivasti a maturare l’addio ai colori amaranto?
“Il mio addio a Livorno purtroppo fu una costrizione nel senso che, dopo Jaconi arrivò Donadoni, che proprio non mi vedeva e non voleva saperne di me. Non avrei voluto giocare titolare però rimanere in quel gruppo ovviamente si. Come detto rischiavo di rimanere fuori rosa così accettai il trasferimento. Penso ancora a distanza di anni di aver meritato un trattamento diverso”.
Il rapporto di David Stefani, oggi, con il calcio?
“Ho allenato dalle giovanili alla prima squadra col Grosseto tornando tra l’altro da avversario a Livorno. Però sono molto deluso da questo mondo. Ormai non ci sono più ne rispetto ne valori. Più che a giocare si insegna a simulare. Ormai il calcio è cambiato. Questo è uno dei motivi che mi ha portato ad allontanarmi da questo mondo”.
Un giudizio sul Livorno e sul perché di questo chiamiamolo “distacco” della tifoseria dalla squadra a prescindere dai risultati.
“Il tifoso è lo specchio del calcio di oggi. Come dicevo prima non esistono più valori e neanche le bandiere che portano inevitabilmente i tifosi ad un distacco. Ricordo a Como in nove correvamo per venti, sacrificandoci l’uno per l’altro. Purtroppo questo non esiste più”.


