AMAURI: "Scelgo io, non il Palermo"
Milannews Redazione
Questione di giorni (stasera a Torino l’incontro fra Blanc e i procuratori) e Amauri indosserà i colori del grande salto. La Juve resta in fuga, il Milan è in gioco, il Real Madrid meno. L’attaccante che sembra soffocato dalle cifre e dai desideri si siede in tribuna, fissa il prato del Renzo Barbera e mette ordine al suo futuro.
Il gioco delle probabilità le piace?
«Ci sono cascato una volta, non ci casco più...».
Meglio il campionato italiano o quello spagnolo?
«Stiamo parlando di due realtà che, insieme a quella inglese, esprimono il meglio che c’è in giro, ma all’estero non mi vedo proprio».
Niente sirene spagnole, dunque?
«Penso che per me sia meglio l’Italia».
Si è stancato del vortice di incontri Juve-Palermo senza fumata bianca?
«Fa parte del gioco, quando arrivai in Sicilia il contratto fu firmato all’ultimo giorno di mercato».
Tradotto: c’è ancora tempo prima di capire dove finirà Amauri.
«Stavolta non sarà così, il tempo sta per scadere, entro dieci giorni al massimo conoscerete il mio futuro».
Cosa si sente di dire ai tifosi della Juve che si preparano ad applaudire un colpo di mercato annunciato, ma che ancora non arriva?
«La Juventus significa storia, vittorie, stile. E, poi, tanti campioni come Alex, Buffon o Camoranesi».
Tutto qua?
«Giocare nel club bianconero sarebbe il sogno di una vita, ma aspettiamo...».
L’ultima di campionato?
«Dieci giorni, non uno di più».
È rimasto forse deluso da una trattativa che fa un passo avanti, uno indietro, di nuovo avanti, ma non quello definitivo?
«Non credo che se con la Juventus dovesse saltare tutto sarà per colpa di Giovinco che non viene a Palermo. Questi sono aspetti che riguardano le due società, non la mia volontà».
A Torino l’aspettano, a Milano la corteggiano.
«Stiamo parlando di un’altra grande società del calcio mondiale. L’interessamento del Milan mi onora».
Una grande società che rischia di fare la Uefa: andrebbe al Milan anche senza la Champions?
«Perché no. Come ho detto, il Milan è una grande società, che ti può garantire vittorie nel tempo. Comunque è una variabile che pesa, perché finire sotto i riflettori della massima competizione europea non è cosa da tutti i giorni».
La Juventus in Champions League c’è già.
«E ci sarà subito da protagonista perché è nel suo dna girare l’Europa per vincere».
Scartata l’ipotesi spagnola, Amauri si vede meglio negli schemi di Ranieri o protagonista nel progetto Ancelotti?
«A Torino giocano con il 4-4-2, modulo che ho fatto da una vita, ma con Guidolin ho provato il cosiddetto «albero di natale» tanto caro ad Ancelotti».
Le cifre e i numeri che ruotano attorno alle sue magie la portano ai primi posti nella classifica dei colpi più attesi del mercato. Avrebbe mai pensato di finire al centro di un’asta milionaria?
«Posso dire solo che sono pronto a dimostrare il mio valore anche in una società che ha i massimi obiettivi da raggiungere. A volte, però, penso: "25 milioni di euro... Ma li valgo veramente?"».
C’è un altro Amauri in giro per i campi da gioco italiani?
«Io farei pazzie per uno come Obinna, prima o poi vi accorgerete che sto parlando di un grandissimo giocatore».
Il suo modello?
«Romario. Il numero uno in assoluto anche se come caratteristiche siamo diversi».
Juve o Milan: sarà questione di soldi?
«Voglio sapere che cosa significa vincere, lottare per vincere lo scudetto, la Champions. Poi, però, non faccio l’ipocrita e so che anche i soldi sono importanti, di sicuro, perché ho una famiglia, due bambini e voglio il meglio per loro. Conta quello, conta la squadra e la voglia di vincere».


