Pippo e i quindici giorni della verità: ecco tutti i problemi da risolvere. E Berlusconi inizia ad avere qualche dubbio in più
Pietro Mazzara
Pensavamo di aver visto tutto, davvero tutto, ma ci sbagliavamo. Ciò che è andato in scena ieri pomeriggio a San Siro è stato, probabilmente, il punto più basso degli ultimi anni di storia dell’era Berlusconi. Lo diciamo dopo aver smaltito la delusione per l’ennesima prova deludente di una squadra che è apparsa, davvero, senza essenza, fatta eccezione per pochissimi eletti. In passato siamo stati accusati di “non capire” le dinamiche del gioco, di come si debba analizzare una prestazione. Avevo scritto, dopo Ajax-Milan del 1° ottobre 2013, che i rossoneri non potevano scendere in campo e giocare una partita senza effettuare un tiro in porta. Credevo, sinceramente, che quella fosse stata la partita più brutta alla quale io abbia assistito. Evidentemente, mi sbagliavo. Il Milan attuale, sotto molti punti di vista, non è che sia poi così lontano da quello. Molte cose sono cambiate ma, il problema, non ha trovato la sua soluzione. C’è qualcosa, all’interno, che continua a far seguire, anche a questa squadra, una linea che non paga: si tratta di una mentalità difensivista che non appartiene alla tradizione del Milan e che, senza determinati giocatori, sta portando i rossoneri a derive che mai nessuno si sarebbe immaginato.
Quando Filippo Inzaghi ha iniziato la sua carriera da allenatore, aveva detto esplicitamente che voleva vedere un gioco offensivo, con la squadra padrona del campo e della manovra. Ebbene, dopo gli ottimi risultati ottenuti con gli Allievi e, in parte, con la Primavera, qualcosa è cambiato. Forse, Pippo, è rimasto troppo scottato dalle scoppole estive della tournée americana, dove la sua filosofia offensiva è stata colpita dai gol subiti. È in quei giorni, al caldo del sole degli States, che nasce una nuova idea: quella di farsi attaccare per poi ripartire. Probabilmente, proprio in quei giorni, Inzaghi ha cambiato qualcosa che, adesso, serve come il pane. Fa strano pensare come nelle giovanili, il cosi detto “Modello Milan” preveda una squadra che pressi alti gli avversari, che sappia giostrare il pallone all’interno di una manovra armonica ma, allo stesso tempo, incisiva. Strano vero? Eppure questi, all’inizio, erano i fondamenti di quello che era l’idea di calcio di Pippo. Cos’è cambiato? Probabilmente il contesto e, con esso, anche chi ne fa parte.
Fa strano, davvero, sentir dire da Inzaghi che questa squadra: “Difficilmente potrà giocare un gran calcio”. Che la qualità scarseggi, soprattutto in mezzo al campo, è cosa risaputa. Purtroppo per il Milan, è una situazione che ci si trascina dietro dalla gestione Allegri. Però arrendersi non serve a niente, soprattutto quando la tua posizione inizia a non essere più così salda. Ieri pomeriggio, Silvio Berlusconi ha visto la partita ad Arcore in compagnia della figlia Barbara e, al termine del match, il meteo di villa San Martino segnava tuoni e fulmini. Insomma, al pres la partita, non è piaciuta. Inzaghi deve cercare, in qualche modo, di invertire la rotta. La doppia sfida con la Lazio è diventata il vero obiettivo stagionale. Fallire queste due partite, potrebbe voler dire quello che nessuno, a inizio stagione, si sarebbe mai azzardato ad ipotizzare. Saranno giorni molto caldi, tanto è vero che oggi, alle 10 a Milanello, ci sarà una riunione ad hoc di tutto lo staff tecnico e, successivamente, ci sarà anche un confronto con la squadra. Non a caso, anche Adriano Galliani sarà presente presso il Centro Sportivo rossonero per capire, a sua volta, come stanno le cose.
Uno dei punti da chiarire sarà, senza ombra di dubbio, la questione fisica. Inutile girarci attorno: la squadra, non corre. Che si chiamino Sassuolo, Torino o Atalanta è impressionante notare come le seconde palle siano sempre, sistematicamente, conquistate dagli avversari. La sensazione che si ha, da fuori, è che l’autonomia della squadra sia attorno ai 25 minuti. Ma quello che preoccupa davvero è il ritmo al quale va questa squadra. Un ritmo lento, compassato, senza strappi o lampi che posano sbaragliare le attente e chiuse difese avversarie che ormai hanno capito come affrontare il Milan: ci chiudiamo e aspettiamo, tanto, prima o poi, loro sbagliano e poi ripartiamo. Non è che la trasferta di Dubai ha prodotto più danni che benefici? Solo il campo potrà dirci se questo Milan saprà tornare sulla retta via. Inzaghi deve correre ai ripari (e la società gli deve dare una mano vera sul mercato) e dovrà farlo seguendo quelle che sono le sue vere idee. Altrimenti, il canovaccio, sarà sempre questo.


