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Un anno, tre allenatori, stesso problema. Poniamoci qualche domanda

autore
Antonio Vitiello
per Milannews.it
mercoledì 21 gennaio 2015, 00:00Editoriale
autore Antonio Vitiello
21.01.2015 00:00Editoriale

Tre indizi solitamente fanno una prova, anche in materia calcistica. Il Milan gioca male e vince poco, leitmotiv che persiste nel tempo ormai da quasi due anni. Nell’ultimo, tra l’altro, con tre allenatori diversi. Il risultato è sempre lo stesso, squadra senza identità, assenza di gioco e pochi punti in cascina (la media più alta tra Seedorf, Allegri e Inzaghi l’ha avuta l’olandese). Come mai il Milan non riesce ad uscire dal pantano? Perché la storia si ripete? Ognuno ha una sua teoria, siamo in piena libertà di pensiero ed espressione, ma noi vogliamo sposarne una. Se tre allenatori, con caratteristiche diverse, hanno fallito o quasi, il problema evidentemente è legato al materiale tecnico a disposizione, una squadra composta da giocatori non all’altezza della maglia che indossano.

Sarà pur vero che con una rosa di 28 giocatori, alcuni pagati profumatamente, non si possono ottenere risultati deludenti come contro il Sassuolo o l’Atalanta in casa. Ma probabilmente molti interpreti della squadra sono sopravvalutati, o ancora meglio acquistati per fare numero. Tranne 2-3 giocatori, il Milan è composto da elementi che non fanno la differenza. Se ci aggiungiamo che Inzaghi è all’inizio della sua esperienza e probabilmente non ha ancora imparato i trucchi del mestiere, è scontato arrivare al punto in cui il Milan imperversa attualmente.

Il mercato di Galliani spesso porta giocatori a parametro zero o sul viale del tramonto perché il budget a disposizione per fare una campagna acquisti è veramente esiguo. Qualsiasi dirigente farebbe fatica con pochi soldi a disposizione. D’altro canto bisogna sottolineare che spesso anche quei pochi soldi vengono investiti male. Insomma c’è un concorso di colpe tra proprietà, dirigenza e allenatore che ha portato a questa situazione. In un anno tre tecnici diversi hanno avuto enormi problemi, Inzaghi è stato scelto da Berlusconi e Galliani eppure è già sotto esame, il match con la Lazio dirà parecchio, in caso di sconfitta il clima diventerà veramente pesante.

La speranza è di rivedere il Milan che a sprazzi ha fatto bene contro Napoli e Roma, perchè in questo girone d’andata sono pochissime le gare in cui il gruppo di Pippo ha giocato bene. C’è troppa confusione a Milanello e i problemi aumentano invece di diminuire. Nessuno riesce a risolvere vecchie lacune come i gol incassati su calci da fermo, ormai i giocatori su ogni calcio d’angolo non sanno più cosa fare e hanno paura di subire dagli avversari. Inzaghi dopo 19 gare non ha dato ancora un gioco e un’identità alla squadra, cambia troppo spesso pensiero e questo non aiuta nemmeno i giocatori.

La domanda finale è la seguente: quando finirà la crisi del Milan? Sono troppi i mesi passati a vivacchiare a metà classifica. Quando il Milan tornerà al suo vero posto? Interrogativi che al momento non trovano risposta perché il quadro continuerà ad essere negativo, a meno di uno scossone della proprietà, l’unica in grado di invertire la rotta con investimenti seri e cospicui per allestire una squadra veramente competitiva.

per Milannews.it

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