E' guerra aperta tra Milan e Juventus: i retroscena di una bomba innescata in estate. A Pippo servono i risultati (e i giocatori). Ed il nome di Conte è sempre più forte...
Pietro Mazzara
Se prendete le lancette dell’orologio e le portate indietro a quasi tre anni fa, beh noterete come i toni della polemica dialettica tra Milan e Juventus non sono poi cambiati di molto. Il gol di Tevez, regolare o meno che sia, hanno innescato un cortocircuito difficilmente prevedibile alla viglia della partita. La deflagrazione è stata molto forte, arrivata nella notte ed emersa, in tutto il suo clamore, ieri mattina quando il Corriere della Sera ha riportato le parole di un Galliani fuori da ogni grazia di Dio per quello che era successo. L’ad rossonero ha perso la pazienza non tanto per il gol in fuorigioco o meno, quello fa parte del pacchetto del quale è composta una partita, ma l’ha persa per la questione relativa alle immagini tv e alle riproposizioni dell’azione dalla telecamera centrale che, per motivi geografici, era quella che ha ripreso al meglio l’azione del gol dell’argentino. Qui scoppia tutto, qui riemergono vecchi dissidi che erano celati sotto la sabbia ma che, già in estate, si erano manifestati nei giorni in cui si sarebbe poi eletto il presidente della FIGC con Galliani tra i grandi elettori di Tavecchio e con Agnelli, invece, che guidava la fronda pro Albertini.
C’è il dubbio, forte, che qualcosa, nella tempistica delle immagini, non torni. È questa la sensazione forte che si respirava ieri negli ambienti vicini a Galliani. Il primo replay proposto dalle tv è stato quello tratto dalla telecamera posta ai 16,5 metri, ossia quella che, d’abitudine, immortala il 90% delle azioni di fuorigioco. Una scelte infelice, quella del regista che, probabilmente, ha voluto buttare fuori qualcosa in maniera immediata piuttosto che aspettare qualche secondo in più e mostrare l’immagine dalla camera centrale (che ha una capacità di 25 fotogrammi al secondo). La questione relativa alla prospettiva e alle linee (che sono tracciate dalle produzioni delle tv, non da chi produce la partita) ha poi alimentato il fuoco delle polemiche ed il batti e ribatti tra il Milan e la Juventus (che ci è andata giù in maniera molto pesante) non ha fatto altro che alimentare la sensazione di una guerra, quella tra le due dirigenze, mai sopita. Le allusioni fatte dal club bianconero ad una volontà di Galliani di affidare ad Infront la gestione della produzione delle partite non è espressa ma, per chi naviga un po’ in questo mondo, è evidente. E Infront, come noto, è legata a doppio filo a Galliani visti i rapporti che l’ad ha con Marco Bogarelli, presidente di Infront Italy ed ex uomo Mediaset.
Tutto questo caos ha distolto un po’ l’attenzione da quella che è stata la sconfitta del Milan contro la Juventus. Mi trova d’accordo l’analisi che ha fatto Arrigo Sacchi, sabato sera, nel post gara: non si possono concedere alla Juve, a questa Juve, 14 giocatori. In condizioni normali, forse, il Milan avrebbe perso comunque e, rispetto alle prestazioni di inizio anno, sabato sera si è visto un po’ di cuore in più da parte della squadra, ridotta all’osso e punita, come spesso accaduto, dagli errori dei singoli. Un errore, Inzaghi, lo ha compiuto ovvero la scelta di tenere in campo Muntari rispetto a Poli. Pippo ci aveva visto giusto nel sostituire il ghanese che, due minuti dopo, veniva scherzato dal tunnel a velocità supersonica di Pogba che ha dato il via all’azione del 3-1. È un momento negativo e anche quando, forse, azzecchi qualcosa, i ripensamenti ti portano all’errore. Ora contro Empoli, Cesena, Chievo e Verona (tre partite su quattro in casa), il Milan dovrà cercare di fare quanti più punti possibili altrimenti, la stagione, potrebbe andare in archivio con due mesi e mezzo d’anticipo.
E per l’estate, il nome di Antonio Conte continua a riecheggiare a Casa Milan e non solo. I rossoneri seguono con grande interesse gli sviluppi del rapporto tra il CT e il sistema calcio italiano. Non è un mistero che Galliani lo avrebbe voluto sulla panchina rossonera già in questa stagione ma il niet della Juve fece saltare tutto. Gli ottimi rapporti tra il dirigente e Tavecchio, poi, sono un’arma in più che l’ad milanista può vantare in sede di contrattazione. Inzaghi ha ancora del tempo per provare a far cambiare idea a tutti. Ma il tempo, allo stesso modo, passa veloce e senza risultati (in termini di classifica e, soprattutto, di gioco) tutto potrebbe diventare più difficile.


