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ESCLUSIVA MN - Paganini (Rai): "Il Milan ha sempre costruito i successi su un gruppo italiano. Giusto confermare Inzaghi: mette d'accordo proprietà e dirigenza"

autore
Thomas Rolfi
per Milannews.it
mercoledì 11 febbraio 2015, 20:30ESCLUSIVE MN
autore Thomas Rolfi
11.02.2015 20:30ESCLUSIVE MN
Federico De Luca
Federico De Luca

La redazione di MilanNews.it ha contattato in esclusiva Paolo Paganini, giornalista di Rai Sport, per parlare di diverse tematiche calde in casa Milan in vista anche dell'impegno dei rossoneri di domenica contro l'Empoli.

Sig. Paganini, che Milan ci dobbiamo aspettare nel prossimo impegno contro la squadra di Sarri?
"Al di là della sconfitta contro la Juventus, il Milan ha mostrato indubbiamente dei progressi. Questo anche grazie ai nuovi innesti che hanno alzato qualitativamente il livello della squadra. Ora il Milan è atteso dalle prossime partite, a cominciare da quella contro l'Empoli, in cui è chiamato a dimostrare di dare un seguito a questi passi in avanti mostrati".

Galliani ha dichiarato di voler costruire un Milan sempre più giovane e italiano. Cosa ne pensa di questa filosofia?
"Speriamo che il Milan prosegua su questa linea. Senza scomodare campioni del passato, i rossoneri hanno sempre costruito storicamente le proprie vittorie su uno zoccolo duro formato da calciatori italiani e di qualità. Il Milan ha già dei giocatori che potranno far parte in prospettiva di questo progetto. Basti pensare ai vari De Sciglio, Abate, Montolivo, Poli e Bonaventura".

Il Milan ha un solo corpo ma 'due teste'. Può funzionare alla lunga una suddivisione dei ruoli tra i due ad rossoneri, Barbara Berlusconi e Adriano Galliani?
"E' da valutare. Non bisogna dimenticare che il vero punto di riferimento del Milan resta Silvio Berlusconi e quindi le linee-guida le detta lui. Di conseguenza credo che si continuerà su questo solco e finchè si proseguirà su questa linea la convivenza è necessaria. Ovviamente sempre con ruoli ben definiti: Galliani per quanto riguarda la parte sportiva e Barbara invece con competenze commerciali con progetti interessanti come quello realizzato di Casa Milan e quello non ancora realtà del nuovo stadio".

Ha citato il nuovo stadio che il Milan vorrebbe costruire al Portello che, a differenza di San Siro, sarebbe collocato in un contesto più urbano.
"Se il calcio italiano vuole essere competitivo con il resto dei campionati europei si deve andare in quell'ottica: stadi di proprietà, magari meno capienti rispetto al passato, ma più confortevoli e al servizio degli spettatori. Il fatto che sia più all'interno della città rispetto a San Siro secondo me è positivo perchè è un progetto che va nella direzione di un impianto aperto sette giorni su sette e non solo in occasione delle partite".

Lei al posto della società rossonera avrebbe confermato Inzaghi o avrebbe cambiato guida tecnica ritenendo l'allenatore come il principale responsabile dei problemi del Milan?
"Io credo che sia stato giusto confermare Inzaghi. Prima parlavamo di convivenza: ecco, nel caso di Pippo era un allenatore su cui erano d'accordo tutti, sia la famiglia Berlusconi che Adriano Galliani. Poi è chiaro che un allenatore deve rendere conto del proprio lavoro attraverso i risultati. Come attenuante di Inzaghi dobbiamo dire anche che in questi mesi il Milan è stata una stazione di transito con tutti gli acquisti e le partenze che ci sono state, quindi è normale che il tecnico abbia trovato delle difficoltà a trovare un equilibrio di squadra. Inoltre una volta che è stato scelto Inzaghi avevano già messo in preventivo che potesse pagare lo scotto tra il passare da allenare le giovanili, dove ha fatto bene, alla prima squadra".

per Milannews.it

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