Inzaghi-Brocchi, tutti i retroscena di una domenica surreale. Ma la risoluzione del problema è solo rimandata
Pietro Mazzara
Un rinvio che ha il sapore di ultimissima spiaggia. Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, nella giornata di ieri, hanno voluto concedere a Filippo Inzaghi ancora una partita per provare a salvare il salvabile di questa stagione nata sotto i migliori auspici e che, invece, si sta trasformando in una via crucis dolorosa e ancora tristemente lunga. Quasi tutto l’ambiente rossonero si sarebbe aspettato l’esonero del tecnico piacentino che, invece, rimane al suo posto per i prossimi sette giorni, ma non si può certo dire che il clima attorno a lui e alla sua squadra sia sereno. Nessuno potrà mai dimenticare quello che ha fatto il Pippo Inzaghi giocatore, sarebbe ingiusto e non corretto, ma è altrettanto vero che, oggi, l’allenatore del Milan va giudicato per quelli che sono i risultati che, fino a questo momento, non possono essere soddisfacenti. L’impegno che ci mette Inzaghi in ogni singolo allenamento e nello studio degli avversari è ammirevole, ma non può bastare. Anche le scelte fatte nella partita contro il Verona gli si sono ritorte contro: Muntari è stato il peggiore in campo, Pazzini non ha avuto un pallone giocabile (sinonimo di una mancanza di gioco offensivo) e Bocchetti ha causato il gol di Nico Lopez che, per quasi 24 ore, ha fatto traballare la panchina di Inzaghi.
Ma la domanda da porsi è un’altra: come verrà affronterà la squadra questa settimana? La mancanza di una comunicazione ufficiale da parte del club sulla conferma di Inzaghi può avergli tolto del potere dentro lo spogliatoio, soprattutto perché in molti lo potrebbero considerare un dead man walking. Presto o tardi, dunque, Inzaghi non sarà più l’allenatore del Milan e li ci vorrà una scelta forte da parte della società che dovrà prendere un profilo che sia in grado di gestire autonomamente tutte le situazioni. Non ci stupiremmo, infatti, se oggi venissero prese delle decisioni relative ad alcuni membri dello staff di Pippo che ieri ha passato una giornata non proprio tranquilla: ha pranzato, con uno dei suoi collaboratori, presso un ristorante di via Ravizza continuando a far battere l’occhio sul display dello smartphone in attesa di un sms o di una chiamata di rassicurazione. Alla fine, per i prossimi sette giorni, sarà ancora lui al timone della squadra, ma dovrà essere bravo a non perdere appeal nei confronti dei suoi giocatori e, soprattutto, dovrà giocarsi la partita del Franchi con la sua testa, con le sue idee e con le sue scelte, cambi compresi.
Chi ha vissuto tutto con estrema serenità è stato Cristian Brocchi. L’allenatore della Primavera ha atteso, con grande professionalità, le scelte del club, concentrandosi sulle voci che lo riguardavano solamente dopo il derby perso (immeritatamente) contro l’Inter. L’ipotesi più accreditata, nel caso fosse toccato a lui, era quella di metterlo alla guida della prima squadra con Filippo Galli come Direttore Tecnico, per provare a impostare, anche in prima squadra, il “modello Milan” che tanto piace, a livello di gioco, alla dirigenza. Domani, salvo stravolgimenti, Brocchi sarà a Milanello per dirigere l’allenamento della sua squadra, convinto e concentrato per riprendere a fare punti dopo le ultime due sconfitte.
Tuttavia, una domanda sorge spontanea: e se lunedì il Milan perde a Firenze, cosa succederà?


