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Sì, il Milan è venduto: anche per questo non ha più senso mandare via Pippo

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 13 marzo 2015, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
13.03.2015 00:00Editoriale
Federico De Luca
Federico De Luca

Sì. Una firma per la cessione del Milan è stata apposta in calce a un documento di preaccordo controfirmato da Berlusconi. La ratifica e l’ufficializzazione a giugno, quando il candidato compratore avrà concluso altre operazioni legate alle sue aziende e a una in particolare. Un preaccordo ha un valore relativo, è qualcosa di un pochino più concreto e solido di una parola data e di una stretta di mano. Comunque è un accordo. Bee Taucheabol? Ha in mano il numerino in coda. Poe Qui Ying WangSuo in arte Mr.Pink, fotografato e twittato seduto al tavolo con Berlusconi a firmare carte e sborsare soldi per altri affari, è l’offerente più serio. In attesa che Maroni o qualche altro bene informato ci riveli chi è il Mister X che sta comprando, in questo scenario è chiaro che l’esonero di Pippo Inzaghi non ha e non avrebbe più senso. Il weekend seguito all’ennesimo flop con il Verona è stato convulso e, come sempre, senza un’idea di progetto: Berlusconi ha sparato nomi a raffica, ha incassato i “no” di Sacchi e Capello, ha pensato ad Ancelotti, si è fatto infine convincere che nel caso estremo si potrebbe mettere lì Christian Brocchi, altro agnello sacrificale per non pagare casomai un allenatore più esperto, essendo ancora a libri lo stipendio dell’eretico Clarence Seedorf. Pare ormai che non gliene freghi più niente a nessuno di bruciare bandiere una dietro l’altra, mandare gli antichi eroi dissennatamente allo sbaraglio. Non sembrano esserci scrupoli nemmeno nel vendere al migliore offerente, o meglio, di offrire il Milan ai mercanti di passaggio. Fininvest smentisce, Berlusconi invece tace. Forse è meglio così visto cosa dice negli ultimi tempi quando parla del club rossonero o direttamente da Milanello. 

Come in ogni impero che si rispetti, il finale per ora è tra le fiamme, gente che scappa dallo stadio ormai deserto (dal Portello no perché sono incatenati alla sedia in attesa del compenso per il congedo, per carità non chiamatelo liquidazione o buonusicita), inciampando tra carcasse e rovine, mentre i menestrelli continuano pateticamente a cantarne le odi. Buttare a mare Inzaghi dopo averlo arso vivo non ha senso a metà marzo, in piena ritirata di Russia. Con il calendario che ha davanti, nel caso c’è sempre tempo. Tanto, appunto, a chi frega più… fuori Seedorf, dentro Inzaghi, fuori Inzaghi, dentro Brocchi, fuori Bee, dentro Pink. Obiettivo: terzo, quinto, settimo, nono, undicesimo posto, ormai che cambia.

Pensare che sarebbe bastato poco. Bastava mettere un Primavera al posto di quella controfigura irretita che è Muntari, bastava sapere se Cerci fosse o non fosse in condizione a gennaio (ma sono passati 2 mesi e mezzo! Siamo a Primavera!) per vestire questa maglia, bastava prendere Destro e farlo giocare sempre, come Bonaventura e quei pochi altri che cercano di dare qualcosa e di fare di meglio. Bastava non ripetere all’infinito che gli avversari sono tutti più forti e organizzati e quindi ogni straccio di punto è guadagnato. Voltare le spalle a Inzaghi oggi è facile, probabilmente giusto, sicuramente inutile. Noi forse siamo e siamo stati troppo teneri con Pippo e troppo severi con quegli altri. E’ vero: anche se sconfitto, umiliato, offeso e senza attenuanti, una pacca sulla spalla a Inzaghi saremo sempre pronti a darla con affetto. Poteva e doveva pensarci prima, si è buttato, è andata male. Amen. Troppo teneri con lui – 20 anni di amicizia nel calcio per molti sono merce putrefatta – dicevamo, meno con i suoi padroni. La spiegazione sta nel fatto appunto che in qualche valore crediamo ancora, mentre quegli altri no. A quegli altri pare non freghi più niente di niente, da tempo. In attesa dell’esercito mercantile del Sol Levante – un’altra soluzione per un progetto futuro al momento non esiste – continuiamo a gridare a squarciagola che stanno bruciando la capitale e le sue bandiere, convinti che per venderla basteranno i tesori di palazzo, della bacheca. Contenti loro, cinesi o thailandesi… Se la ricostruiranno da soli.

per Milannews.it

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