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CIAO GILA

autore
Davide Bin
per Milannews.it
giovedì 29 maggio 2008, 12:22Vista dalla Curva
autore Davide Bin
29.05.2008 12:22Vista dalla Curva

La notizia ufficiale è arrivata ed era ormai scontata: Alberto Gilardino lascia il Milan dopo tre stagioni e va a Firenze, alla corte del suo "maestro" Prandelli; forse è la decisione più giusta perchè, come ha scritto il sito ufficiale della società rossonera nel messaggio di saluto al giocatore, la scintilla dell'amore eterno non è mai scoccata. Alberto Gilardino è arrivato alla corte di Ancelotti nell'estate del 2005, in quanto migliore attaccante italiano in circolazione; aveva segnato valanghe di gol al Parma ed era ricercato da tutte le squadre più forti in Italia e in Europa, ma il Milan era riuscito a muoversi con tempestività, ad anticipare la concorrenza e ad assicurarsi il giocatore dopo un lungo corteggiamento, perchè lo voleva fortemente come primo importante rinforzo e colpo di mercato dopo la "tragedia" (sportiva) di Istanbul e anche Gilardino voleva fortemente il Milan, considerandolo l'ambiente ideale per esplodere definitivamente a grandi livelli. Invece è andata come tutti sappiamo e siamo qui a chiederci perchè il rapporto sia finito in modo inglorioso per entrambe le parti; sì perchè apparentemente è Gilardino ad aver fallito la grande occasione in una "grande" del calcio italiano ed europeo, ma sicuramente è anche il Milan ad aver fallito nel valorizzare un giocatore che era, è e resterà uno dei migliori attaccanti in circolazione. In effetti le cifre non sono poi così fallimentari come qualcuno vorrebbe far credere: 44 gol in 132 partite, di cui 36 in campionato, 4 in Champions League e altri 4 in Coppa Italia; se poi analizziamo più a fondo il suo rendimento (perchè per un attaccante il rendimento si giudica in base ai gol che realizza, giusto o sbagliato che sia...), possiamo accorgerci che il suo bottino è calato di stagione in stagione, ma perchè anche il gioco della squadra è peggiorato con il tempo, soprattutto in campionato. Nella prima stagione Alberto ha segnato ben 17 gol in campionato, ma quella era una squadra che giocava bene, vinceva tanto ed è arrivata seconda in classifica con 88 punti (parliamo di punti sul campo e non della classifica riscritta da Calciopoli), quindi il Gila si è comportato egregiamente pur non essendo l'unica stella della squadra come ai tempi di Parma; c'era ancora un certo Shevchenko a contendergli la ribalta e il posto in campo, ma il Gila ha saputo imporsi e conquistare i suoi nuovi tifosi, con l'unico neo di non aver segnato in Champions League. Anche la seconda stagione non è andata poi così male: 12 gol in campionato sono un buon bottino, considerando gli stenti e le difficoltà di una squadra penalizzata in classifica dalle sentenze di Calciopoli e sul campo da una preparazione affrettata e incompleta che aveva ben presto fiaccato le gambe e compromesso gioco e rendimento; la doppietta di Firenze nel momento più difficile resta il merito maggiore, perchè da quel punto strappato con le unghie e con i denti il Milan iniziò la sua rimonta verso il quarto posto, conclusa felicemente ben prima della finale di Atene e del termine del campionato; inoltre c'è il terzo gol nella "partita perfetta", la semifinale di San Siro contro il Manchester ad impreziosire il tabellino personale, ma qualcosa ha cominciato a rompersi in occasione della finale contro il Liverpool: Inzaghi vinse il lungo ballottaggio con Gilardino e la scelta fu giusta, visto che SuperPippo segnò due gol, ma Gilardino capì che era e sarebbe rimasto sempre la seconda scelta nelle partite che contano e difficilmente avrebbe avuto la possibilità di giocarle da titolare, se Inzaghi stava bene. Anche in quest'ultima soffertissima stagione il Gila aveva iniziato in modo discreto: nonostante le rinnovate difficoltà di gioco di una squadra in difficoltà soprattutto nelle partite caslinghe di campionato, l'attaccante è riuscito a segnare 7 gol, tutti in trasferta e importanti, con la "perla" di Udine, dove, entrato a pochi minuti dalla fine, segnò un gol decisivo, anche se poi il quarto posto non è arrivato.

Però a Montecarlo ha giocato Inzaghi, così come a Yokohama e per il Gila c'è stato poco spazio nelle partite decisive. Il finale è, poi, amarissimo: nell'ultimo periodo Ancelotti ha rispolverato con ottimi risultati la squadra che ha vinto tutto, la coppia Kakà-Inzaghi ha fatto sfracelli e segnato tantissimo e Gilardino è stato dimenticato in panchina, superato nelle scelte del tecnico anche dalla giovane stella Pato. Lì il Gila ha capito che per lui non c'era più spazio e futuro al Milan e ha preso la sofferta ma ovvia decisione di cambiare aria; quel lungo applauso con indosso la giacca della tuta (era diventata ormai la sua divisa, visto che non giocava mai) a tutto lo stadio in occasione di Milan-Udinese, dopo l'ennesima panchina in un finale di stagione amaro ma obbligato (visto il rendimento di Inzaghi), rimane la sua ultima triste immagine in rossonero e molti neppure lo hanno notato, impegnati a salutare altri due partenti, Cafu e Serginho; era un applauso con molti significati al quale non abbiamo risposto come meritava ma l'occasione ci sarà al prossimo Milan-Fiorentina, perchè la curva ha sempre incitato e apprezzato il Gila (mentre il resto dello stadio lo ha spesso fischiato...) e lo saluterà come merita, magari rimpiangendolo se sarà tornato a segnare con continuità (cosa che avverrà, statene certi!). Quando un rapporto non funziona è giusto dividersi, ma resta da spiegarsi il perchè di una situazione dura da accettare: Gilardino aveva bisogno di fiducia, di una squadra che giocasse per lui, di un ambiente che lo facesse sentire importante, ma il Milan non è il Parma, ha tanti campioni e più alternative e bisogna essere sempre pronti a dare il massimo in ogni occasione; inoltre, in una squadra dalla vocazione "internazionale", probabilmente Alberto paga i soli 4 gol in 28 presenze di coppa e l'impietoso confronto con il più prolifico cannoniere europeo di tutti i tempi, il "cannibale" Inzaghi che a suon di gol ha divorato tutti i concorrenti interni, compreso il "salvatore della patria" Pato. Come sempre è difficile stabilire con certezza colpe e responsabili; sta di fatto che Gilardino non ha trovato l'ambiente ideale per confermarsi grande attaccante e ora si rifugia da Prandelli, che sa come farlo rinascere; il tempo, come sempre galantuomo, stabilirà se Gilardino non è un grande attaccante o se è stato l'ambiente Milan a non essere riuscito a valorizzarlo (purtroppo propendo per la seconda ipotesi, ma come sempre è un giudizio personale e tale deve rimanere); a noi non resta che salutarlo con affetto, ringraziarlo per quello che ha fatto e rivolgere il più sentito in bocca la lupo ad un grande attaccante ma, soprattutto, ad un ragazzo perbene e gentile nei modi e nei comportamenti, perchè interrompere un legame non sempre vuol dire smettere di voler bene. Ciao Gila! 

per Milannews.it

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