Niente capri espiatori. Una pericolosa tendenza...
Francesco Somma
A meditare sul risultato finale della partita tra Milan e Manchester, e sull’assurdo andamento delle ostilità, viene da pensare che “il lavoro” della vigilia: cercare favoriti, punti forti e punti deboli, o la verità della cabala, in realtà non sia nient’altro che un passatempo per ingannare l’attesa. Il calcio è bello per questo: tu ti sforzi di indirizzarlo dove preferisci, di vederci chiaro, e quello fa di testa sua, prende tutta un’altra strada e ti lascia a bocca aperta. Ho ancora davanti agli occhi (e nelle orecchie) Sacchi e Pistocchi, che una manciata di minuti prima del fischio d’inizio dichiarano spacciato il Milan: “Lo Utd è troppo forte per la squadra di Leonardo”. Pronti, via, e siamo avanti. Palla al centro, e siamo di nuovo in area di rigore, calcio d’angolo, e siamo sempre lì. Il temutissimo avversario sembra esser rimasto a casa,ed aver inviato a San Siro un paio di ragazzini messi addosso a Dinho e Huntelaar, e il clone mal riuscito del più forte difensore della penisola britannica. L’abbondanza di errori e palle gol serviti su un piatto d’argento stupisce un po’ tutti, anche chi quelle palle gol dovrebbe insaccarle e ringraziare. Primo tempo eccellente, 1-0 per noi in dirittura degli spogliatoi. Poi, un cross dalla destra, Scholes liscia ma è favorito da una carambola: la palla si insacca lemme lemme, si va a riposo sull’1-1, con tanti morsi sulle mani. La ripresa, altre tre reti, di cui due nella porta sbagliata, tanta rabbia e la consapevolezza che il 10 marzo dare il massimo potrebbe non bastare.
Il calcio è così: ti offre delizie su un vassoio raffinato, ma pretende che tu ti serva e ringrazi. Perché se non lo fai, si arrabbia e te le rovescia contro, lasciandoti a raccogliere i cocci. Sicchè, dopo una gara egregia, macchiata da 20 minuti di depressione, siamo costretti ad assistere alla sfilata di un Manchester mediocre e a tratti imbarazzante, che ha avuto la fortuna di segnare senza calciare, con Scholes, e il merito di capitalizzare al massimo le occasioni concesse a Rooney. Che ringrazia e diventa, giustamente, protagonista assoluto in positivo. La differenza nel calcio la fanno gli episodi, e i gol. L’ottima prestazione dell’inglese non può che enfatizzare ulteriormente la deludente apparizione di Huntelaar, che a differenza dei suoi compagni di reparto, non è praticamente mai entrato in partita, confermando le lacune che neppure Borriello riesce a colmare: i gol del centravanti. Ecco cosa manca all’economia del Milan, la finalizzazione del bomber di razza. Con Borriello infortunato e l’olandese mattatore contro l’Udinese, Leo non avrebbe mai potuto lasciarlo fuori, preferendogli Inzaghi, che quest’anno ha giocato pochissimo. Seedorf merita la medesima trattazione: è entrato ed ha avuto il merito di mettere a segno un gol bellissimo, ma non va dimenticato che fino a questo punto della stagione, di partite ne ha indovinate troppo poche per meritarsi la fiducia del tecnico. Leonardo ha scelto Beckham e Huntelaar, è stato deluso, ma non per questo lui ha deluso noi. Né prima, nè dopo la partita. Semmai, sul durante, e in particolare sul già proverbiale black-out che ci ha buttati con un piede in una fossa, c’è da fare qualche appunto. Questa squadra è sicura di sé finchè vince e gioca bene; quando va sotto, sembra non credere più in se stessa. E’ successo anche nel derby, ed anche lì ci è costato caro. Secondo una frase celebre, “non è forte chi non cade mai, ma chi quando cade riesce a rialzarsi”. Il Milan cade, anche quando sembra non possa farlo mai, e impiega una dolorosa infinità per rialzarsi. Nella speranza che si riesca ad invertire questa pericolosa tendenza, non ci resta che guardare avanti, al campionato, al Bari dei miracoli, quelli che, probabilmente, serviranno tra 20 giorni in Terra d’Albione per dar seguito al sogno europeo.


