Berlusconi all'attacco di Leo e Galliani
Stefano Donati
Dopo la sfida contro il Manchester United tutti hanno detto all'unisono: "Il Milan ha giocato bene ma ha pagato caro le disattenzioni!" Evidentemente l'unico che non la pensa cosi è Silvio Berlusconi che come spesso gli succede ultimamente, lancia delle stilettate al Milan quando nessuno se l'aspetta. E' capitato con l'acquisto di Mancini, è capitato dopo la sconfitta in Champions League. Intendiamoci, da presidente può dire quello che vuole, ma dire che “il Milan ha tutto per vincere se solo lo facessero giocare bene” non sta ne in cielo ne in terra. Leonardo con questa rosa sta facendo i miracoli, la squadra contro lo United ha giocato bene ma in attacco è mancato il fuoriclasse e in difesa la prestazione deludente di Alessandro Nesta è stata mortifera. Un'impresa al ritorno non si può escludere a priori e allora perchè prendersela con il tecnico? La risposta è ovvia, Berlusconi contro il parere di tutti i tifosi in estate aveva definito il Milan un top team in grado di competere ai massimi livelli. Sarebbe dunque troppo onesto dire semplicemente "forse ho esagerato" giusto quindi continuare a difendere scelte estive approssimative, anche contro l'evidenza.
Il plurale utilizzato poi non è da sottovalutare: con quel “se lo facessero” a mio avviso Berlusconi ha voluto bacchettare anche Adriano Galliani, con il quale nell'ultimo periodo i rapporti non sono più idilliaci. All'amministratore delegato vengono imputate alcune scelte di mercato discutibili degli ultimi anni, oltre alla gestione economica della società. Insomma il presidente non perde occasione per difendere le sue scelte e per attaccare chi attualmente è al timone della società (Galliani) e della squadra (Leonardo). La stoccata di ieri ricorda per certi versi il “raccapricciante” pronunciato dopo l'eliminazione in Europa League nella passata stagione. Quello fu il primo passo verso l'allontanamento di Carlo Ancelotti dal Milan. Visto il precedente il futuro di Leo e forse di Galliani è incerto? Difficile dirlo, certo è che questa differenza di opinione tra società e proprietà non aiuta a programmare un futuro che i tifosi guardano con crescente preoccupazione.


