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Quella voglia che non c'è più

autore
Francesco Somma
per Milannews.it
domenica 21 febbraio 2010, 00:01Editoriale
autore Francesco Somma
21.02.2010 00:01Editoriale
Image Photo Agency
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La delicatissima trasferta nel calderone San Nicola è chiamata a (ri)tirar su il morale di un Milan bastonato troppo severamente nella scorsa notte di Carnevale. Da qui alla fine del campionato – e fino a quando l’Inter non darà evidenti segni di cedimento – del resto, i punti serviranno a rimanere agganciati alla zona Champions, obiettivo da centrare ad ogni costo, e a tenere alta la soglia di autostima, passibile di crolli vertiginosi ad ogni passo falso. Lo strascico di batoste innescato dalla sconfitta nel derby, culminato nella debacle contro lo United, è lì a testimoniare che questo Milan sta bene finché crede in sé stesso, e crede in sé stesso solo finché vince. Sono trascorsi cinque lunghi giorni dall’ultima apparizione dei rossoneri, contrassegnati da un rammarico costante, che brucia e brucerà per un po’ di tempo ancora. Di parole ne abbiamo scritte ed ascoltate tante, da avversari compiaciuti, giornalisti di vario ordine, tifosi anonimi o d’eccezione. Commenti richiesti e dovuti, che vengono e vanno, spesso senza lasciare traccia. Abbiamo ascoltato i diretti interessati, seminatori di ottimismo e fiducia, e incassato l’ultima “cazziata” del presidente Berlusconi a Leonardo. Forse le uniche parole che restano e fanno pensare, e che, unite a quelle sull’arrivo di Mancini, purtroppo evidenziano un handicap decisamente penalizzante, la mancanza di coesione. Un’altra differenza che ci separa dall’Inter: Mourinho parla quasi sempre a sproposito, ma Moratti, anche quando gli costa fatica, non gli si schiera contro: si arrabbia soltanto quando l’Inter perde e/o gioca male. Sa bene che scegliere due direzioni diverse vuol dire debolezza.

A ben guardare, però, il Milan del nuovo millennio non è nuovo a questo tipo di logica. Lo sa bene Carlo Ancelotti, che esattamente 6 anni fa, dopo aver vinto in rimonta (3-2) un bellissimo derby, dovette incassare il rimprovero presidenziale e l’accusa di aver disputato il primo tempo, chiuso con lo svantaggio di due reti, schierando una sola punta, Shevchenko. Nella ripresa, ad affiancarlo entrò Tomasson, autore del 2-1 che diede inizio alla rimonta, poi perfezionata da Kakà e Seedorf, e fu festa. Già, altro che debolezza: rimproveri o no, il Milan dei “meravigliosi”, campione d’Europa in carica, disputò un campionato semplicemente perfetto, conquistando l’ultimo scudetto, e l’ultima Champions nel 2007. Nel frattempo, e come del resto faceva anche in precedenza, Berlusconi ha continuato ad esprimere liberamente il proprio pensiero. Un pensiero spesso scomodo, proprio come lo scranno del tribunale da cui 24 anni fa decise di prendere in mano una creatura martoriata e sull’orlo del baratro. Un pensiero coraggioso e rivoluzionario, che valse a portare quella creatura, nel giro di pochi anni, sul punto più alto del mondo, a cambiare le gerarchie del calcio europeo e il modo stesso di intendere l’intera disciplina. Un pensiero lungimirante e ai limiti dell’utopia, animato dalla voglia di essere sempre i migliori, su tutti i fronti. E’ passato tanto tempo, un’intera generazione è cresciuta a suon di gol e successi nazionali ed internazionali, alternati a delusioni che a ben riflettere non possono mai prevalere, né convincerci di avere qualcosa da invidiare ad alcuno. Vestiti a festa, fieri dei colori che amiamo, facciamo gli auguri di buon compleanno al Milan del presidente Berlusconi. In sottofondo, le note leggere di una canzone di Vasco Rossi, Liberi, Liberi: “Cosa diventò, cosa diventò, quella voglia che non c’è più?”.

per Milannews.it

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