Berlusconi, Bee, lo stadio e le scelte di Sinisa
Luca Serafini
Mr.Bee? “Penso sia possibile il closing a fine mese”. Lo stadio nuovo? “Sono intervenute considerazioni negative. Prevarrà il sentimento, anche Mr.Bee ne è convinto”. Il derby? “Abbiamo giocato una bella partita, ho apprezzato Balotelli”. Sul terzo punto siamo d’accordo con Silvio Berlusconi. Sui primi le perplessità sono forti. “Penso sia possibile” quando si parla di 480 milioni, è una risposta un po’ vaga, salvo poi aggiungere: “Siamo d’accordo su tutto, mancano le firme, ma è una formalità”. Abbiamo letto che le firme potrebbero sbloccare la trattativa infinita per Witsel. Anche se non stiamo parlando di Gerrard, speriamo sia la volta buona pur continuando a non capire – in tutta franchezza – da dove siano arrivati (e perché…) così tanti soldi all’improvviso da utilizzare sul mercato, l’estate scorsa, visto che Bee non ha ancora sganciato un euro. Sull’ennesima querelle che stavolta riguarda lo stadio nuovo, invece, ci arrendiamo: il pezzo forte dell’insediamento di Barbara era quello, è evaporato con una battuta, chissà che ne sa Bee del sentimento non essendo nemmeno mai stato a San Siro e forse in uno stadio di calcio. Chissà se Mr.Bee sa che a Milano olre al Portello ci sono zone ai quattro lati cardinali (Rozzano, Peschiera Borromeo, Cinisello Balsamo, Opera…) dove individuare l’area per uno stadio. Per il momento comunque basta che metta i soldi per rinforzare la squadra. Il capolavoro di una volta, la comunicazione, resta ineluttabilmente il tallone di Achille di questo finale di gestione berlusconiana. Purtroppo.
Balotelli nel derby invece si è fatto apprezzare, così come la squadra. Con un po’ più di cattiveria e precisione da parte di Luiz Adriano, si poteva pareggiare e forse vincere. Pazienza. Da una parte resta la convinzione che il buon Milan del precampionato possa rifarsi vivo, crescere e migliorare un po’. Certamente molto rispetto ai primi 180’: tra Fiorentina e Empoli prima e l’Inter dopo, c’è stato un abisso nella prestazione. Rimangono, come detto in settimana, le lacune a centrocampo. Non solo Sinisa Mihajlovic non ha quadrato il cerchio, ma lo ha ovalizzato cambiando le carte e mescolandole apparentemente senza criterio, vedi l’esclusione di De Jong per il fantasma giapponese sponsorizzato. Come possa poi un tecnico ex giocatore navigato come Sinisa, incapponirsi pure durante la partita tenendo in campo il Birsa d’Oriente a scapito di Bacca e con lo stesso Balotelli in panchina, riesce difficile da spiegare. Prima o poi qualcuno sulla panchina rossonera capirà che il nippo è un uomo immagine per il suo Paese, ma non un calciatore per una squadra europea ambiziosa. A meno che non vi siano vincoli contrattuali imprescindibili, il suo posto ideale sarebbe in tribuna a fianco o in mezzo tra Berlusconi e Mr.Bee.
La formazione iniziale e i cambi dicono molto nella capacità di lettura di una gara da parte dell’allenatore. Il derby ci zittisce sul primo punto: sia pure in inferiorità numerica data la lista all’arbitro con Honda come undicesimo, e nonostante una serie di prestazioni individuali sotto la sufficienza, il Milan ha dominato. Quando si è trattato di raddrizzare il risultato, però, l’uscita dal campo di Bacca invece di Luiz Adriano o del fantasma giapponese sponsorizzato non l’abbiamo capita. Aveva parlato delle potenzialità nel cambio di modulo in corsa: contro una difesa schierata a 5 qualcosa si poteva inventare. Presto per giudicare il suo lavoro nell’insieme, tenendo fede anche dalle dichiarazioni entusiaste dei giocatori (ma non erano seccati per le sue sfuriate…?), ma mai troppo tardi per vedere il buongiorno sin dal primo mattino.


