Mourinho torna a Roma: "Tifosi speciali con me dall'inizio, dopo Budapest ero già morto"
"Non mi aspetto striscioni. Non mi aspetto niente, davvero. Solo rispetto". Così José Mourinho, in una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport, ha parlato dell'accoglienza dell'Olimpico in occasione di Roma-Real Madrid di Champions League in programma mercoledì. "Non ho ancora cominciato a preparare quella partita - prosegue -. Né dal punto di vista dell’allenatore che deve giocare una gara importante, né da quello dell’ex che torna a casa. Mi devo difendere dalle emozioni. E prepararmi al meglio per fare bene il mio lavoro. Mi devo concentrare su questo, cercando di dimenticare dove sono e contro chi gioco. Non mi era mai capitato con la Roma, con l’Inter sì. Anche col Chelsea mi è successo tante volte. Però Roma è Roma".
Il feeling con il pubblico romanista è nato da subito: "Sono speciali loro con me. Lo ripeto sempre, il giorno che sono sceso dall’aereo c’erano mille persone ad attendermi. Ho pensato che non avevo ancora fatto niente, non avevo giocato una partita, preso un punto. Non meritavo quella accoglienza. Ma Roma è così, l’ho notato dopo. I romanisti hanno visto che per me esisteva solo una cosa ed era la Roma, erano loro. Ho lottato, ho dato tutto. È vero che abbiamo vinto una competizione che per un club che vince tanto ha un valore minore, però per uno non abituato a vincere ha un grandissimo significato. Al punto che l’altro giorno un procuratore amico mio è andato a Trigoria e ha fatto la foto dell’ingresso. C’è sempre quella coppa".
In chiusura: "Ho perso delle partite, certamente ho sbagliato, però non mi sono mai risparmiato. Dopo la finale di Budapest, il punto massimo di questa connessione con i tifosi, siamo andati in vacanza e quando sono tornato ero già morto". Sulla proprietà: "Ho pagato per il rapporto con la proprietà che aveva un profilo diverso dal mio, un approccio differente. Però non ho mai parlato, non ho mai commentato pubblicamente la situazione. Se a Roma incontro i Friedkin nel corridoio dopo la partita, o prima, li saluto senza alcun problema. Non sono capace di serbare rancore, conservo il bello di un’esperienza, gli aspetti negativi li trascuro proprio, non sono uno che si massacra il cervello con queste cose".
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