MN - Primavera, tutti a processo, senza alibi: la situazione
Pietro Mazzara
Si salvano in pochi, pochissimi. La Primavera 2015-16 del Milan continua ad essere un cantiere aperto, con ancora tanti, troppi lavori da portare a termine prima di potersi definire squadra. Il cambio generazionale, con la fuoriuscita dei ’96 e l’ingresso in blocco dei ’98 ha rimescolato le carte dentro uno spogliatoio che, fino allo scorso giugno, poteva contare su giocatori di un certo peso specifico sia sotto il punto di vista tecnico sia, soprattutto, per ciò che riguarda la parte mentale. Ad oggi, nel gruppo a disposizione di Brocchi, ci sono pochi leader dalla personalità spiccata ed evidente, mentre altri sembrano poterlo essere, ma indossano semplicemente una maschera che, in gare come quella con il Chievo, cade in maniera piuttosto netta, mettendo a nudo limiti tecnici e caratteriali. Dopo tre mesi abbondanti di lavoro, Brocchi e il suo staff si trovano costretti a lavorare su concetti e situazioni che, in cuor loro, consideravano acquisite nel tempo. Evidentemente si sbagliavano.
AMALGAMA – Il problema reale, evidenziato anche dalle parole di Andrea Vassallo in settimana, è che ancora non si è creato il giusto mix tra i vecchi e i nuovi membri della Primavera. Insomma, il conflitto generazionale tra i ’97 e i ’98, in qualche modo, è venuto a galla. Troppo poco considerati i primi e troppo esaltati i secondi? Probabilmente si, ma questa non può e non deve essere una giustificazione a quanto si sta vedendo da inizio campionato ad oggi. Perché Manuel Locatelli, che anagraficamente rientrerebbe nei ’98, è uno dei due capitani di questa rosa e ha capito come vanno interpretate certe situazioni. Sta a lui, a Vido, a Felicioli e a pochi altri, fin da martedì, prendere in mano la situazione dentro lo spogliatoio per provare a dare una scossa. Brocchi, nel post Chievo-Milan, ha avuto un durissimo confronto con i suoi giocatori, esternando tutta la sua delusione per quello che ha visto in campo. Così non si va da nessuna parte, e tutti dovrebbero farsi un bagno d’umiltà e capire che, ad oggi, non nessuno è pronto per fare il salto in pianta stabile nel calcio dei professionisti. In maniera forse anche presuntuosa, gran parte di questa rosa pensava che ritrovando l'allenatore con il quale, a loro detta, si sono trovati meglio, avessero dei diritti acquisiti che, invece, non hanno e, forse, dovrebbero chiedersi come fare a dimostrare che tutti i bei commenti che si sono sprecati in questi due anni su di loro, non erano campati per aria.
PAZIENZA – La fortuna di questo gruppo è che il tecnico, che probabilmente ha commesso anche qualche errore di valutazione, ha comunque una grande pazienza e sa bene che se le cose dovessero cambiare, allora tutti si inizierebbero a divertire. Vanno messe da parte tante convinzioni, tanti piedistalli vanno riposti nell’armadio con la diretta conseguenza che c’è bisogno di rimettersi a testa bassa a lavorare in un certo modo. Solo così, prendendosi quei rischi richiesti dalla proposta di gioco, si potranno sviluppare, nella maniera corretta, le doti tecniche e mentali di ogni singolo elemento. Ad oggi sono tutti sotto processo, nessuno escluso.


