Mihajlovic non ci sta: la squadra viene difesa a spada tratta dal serbo
Matteo Calcagni
Alla vigilia di Lazio-Milan, sfida complicata e potenzialmente di svolta, Sinisa Mihajlovic ha spinto sul tasto del gruppo e ha portato dalla sua parte lo spogliatoio. Nel mirino alcune critiche emerse nel post Milan-Chievo, ritenute eccessive e offensive dal tecnico serbo: "Se le critiche diventano offensive, io non ci sto. Do rispetto e pretendo rispetto, le parole sono importanti. Non accetto falsità o esagerazioni, non sono qua a far offendere me o i miei giocatori". Mihajlovic veste quindi i panni dello scudo, proteggendo i suoi giocatori e caricandoli in vista di una gara dall'alta importanza.
DIFESA - Nonostante il primo tempo contro i clivensi sia stato negativo, soprattutto in termini di gioco e pericolosità offensiva, non si può non lodare la reazione dei rossoneri nella ripresa che - con una maggior precisione sottoporta - avrebbe meritato un bottino realizzativo decisamente superiore. Tutto ciò non basta per gridare al miracolo o parlare di un Milan infallibile, ma è un piccolo punto di partenza verso la tanto sperata risalita. Intanto Mihajlovic pare deciso nel confermare la formazione già schierata con il Chievo, cercando quindi di dare continuità ad idee, concetti e giocatori.
CONFERME - Come previsto nelle scorse ore, l'allenatore serbo proseguirà quindi con il 4-3-3, lasciando ancora in stand-by il ventilatissimo 4-4-2. I motivi sono principalmente due: Niang ha circa 15/20 minuti di autonomia, troppo pochi per rappresentare l'unica alternativa in panchina agli attaccanti; la Lazio in casa è una schiacciasassi e va affrontata con una disposizione più solida che abbia già offerto garanzie. Con l'Atalante le cose potrebbero cambiare, ma molto dipenderà anche dal risultato di domani contro i biancocelesti. E questo Mihajlovic lo sa.


