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E' un Milan troppo statico. Senza ritmo e intensità, è dura tornare grandi, e se mancano anche gli uomini cardine, tutto è più difficile. Donnarumma e Romagnoli, il Milan del futuro ha la sua base

autore
Pietro Mazzara
per Milannews.it
lunedì 23 novembre 2015, 00:00Editoriale
autore Pietro Mazzara
23.11.2015 00:00Editoriale
Pietro Mazzara
Pietro Mazzara

Doveva essere la partita del coraggio, della voglia di togliersi di dosso paure e insicurezze contro avversari che da anni hanno saputo imporsi sia dal punto di vista tecnico sia, soprattutto, su quello mentale. Così non è stato. Allo Juventus Stadium, il Milan è sceso in campo contratto, timoroso e senza quella cattiveria agonistica che un 4-3-3 molto offensivo come quello scelto da Sinisa Mihajlovic avrebbe richiesto. È mancata la personalità, sono mancati quei giocatori che avrebbero dovuto prendere in mano la squadra e guidarla dentro un sentiero si tortuoso e difficile, ma mai così percorribile come quest’anno. Il solo Bonaventura, sempre lui, è sembrato avere la mente più libera e più impostata sulla modalità “grande partita”, ma da solo non può sempre cantare e portare la croce. Da mezz’ala, ruolo che per ora digerisce a fatica, ha ridotto il suo apporto offensivo dovendosi occupare, in prima battuta, delle scorribande di Lichtsteiner visto che Niang, in più di un’occasione, è apparso troppo tenero nel contrapporsi allo svizzero. Montolivo è mancato in maniera molto importante. Il capitano rossonero, che alla vigilia si era detto carico, non è riuscito a dare geometrie alla squadra e nemmeno a fare cambiare ritmo.

Ed è proprio nel ritmo e nell’intensità che risiedono i problemi principali del Milan. Anche contro la Juventus si è visto lo stesso canovaccio tattico messo in mostra contro l’Atalanta, dove i giocatori sono rimasti quasi sempre fermi nelle loro posizioni in attesa del pallone. In una situazione di tale staticità, è stato più facile per la Juventus, che nella ripresa si è messa in campo con il 3-5-2 facendo saltare spazi e marcature, alzare il pressing con due uomini in più in mezzo e creare così superiorità e un imporre una pressione maggiore, ad un ritmo più alto. Purtroppo al Milan il cambio di passo non c’è ancora stato. Troppo spesso mancano i movimenti senza palla ad attaccare la linea in verticale, i terzini sono bloccati e non vanno quasi mai in sovrapposizione, le mezz’ali se sbagliano il tempo creano voragini in mezzo al campo e gli esterni d’attacco tendono a partire a 50 metri dalla porta e sempre in posizione statica. Manca dinamicità nella manovra e nelle rare occasioni in cui ciò avviene, si creano gli spazi per essere pericolosi. Così ne risente anche Carlos Bacca, che ha corso molto a vuoto e non ha mai potuto giostrare in area di rigore.

Le note positive che Sinisa si porta a casa dallo Stadium sono le prestazioni dei suoi due baby del reparto arretrato, ovvero Donnarumma e Romagnoli. Il difensore centrale è apparso ancor più autoritario e più sicuro nelle sue giocate, segno evidente di un’ulteriore presa di coscienza dei suoi mezzi, ed è certamente una delle pedine fondamentali di questo Milan. Gigione, invece, ha sfoderato davanti a Buffon una grande prestazione, evitando che la Juventus trovasse il gol prima della saetta di Dybala da pochi metri. Ormai non fa quasi più notizia che il 16enne portiere del Milan faccia grandi cose, ma Buffon nel colloquio avuto a fine partita gli ha consigliato di tenere i piedi per terra e di lavorare duramente perché ha tutto per diventare il suo erede.

per Milannews.it

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