L'equilibrio rossonero non si tramuta in occasioni da gol: i problemi nascono da un infortunio
Matteo Calcagni
Il 4-4-2, acclamato a gran voce per settimane, ha sicuramente contribuito a rafforzare l'equilibrio difensivo dei rossoneri, per altro già migliorati in questo senso dal passaggio al 4-3-1-2 al 4-3-3. Quello che non è cambiato, se non nella sfida contro una Sampdoria in grande crisi, è stato l'impatto offensivo del Milan: l'undici di Mihajlovic faticava a creare occasioni da gol col 4-3-3 e sta proseguendo anche con il 4-4-2. Contro il Carpi le chances sono arrivate quasi esclusivamente da calcio piazzato, segno che questa squadra fatica a costruire gioco e concluderlo.
INFORTUNIO PESANTE - In realtà le difficoltà del Milan, in piena risalita anche tecnica a ottobre, sono iniziate dopo l'infortunio di Bertolacci. L'ex genoano rappresentava quel differenziale qualitativo per generare superiorità numerica in mezzo al campo, come ampiamente dimostrato nella prima parte della gara contro la Lazio (ad oggi probabilmente la miglior partita dei rossoneri in stagione). I 4-3-3 schierati successivamente non hanno funzionato e il 4-4-2, in attesa della riprova contro l'Hellas, ha dimostrato di non incidere particolarmente di fronte a difese chiuse e squadre discretamente organizzate.
IL RUOLO DEGLI ESTERNI - Il centrocampo a tre, per funzionare, ha bisogno della giusta qualità degli interpreti e di un importante contributo, tecnico e fisico, delle due mezz'ali. Il centrocampo a quattro, che a conti fatti è una mediana a due, necessità rapidità di esecuzione e grande collaborazione con gli esterni. Al Braglia i centrocampisti non hanno brillato, ma il vero "surplus" doveva arrivare dai laterali, troppo timidi e saltuari nel loro incedere. Ad eccezione del solo Bonaventura, che per accendere la luce ha dovuto spesso accentrarsi, a Modena Cerci e i terzini non sono andati oltre al "compitino", quando proprio da loro doveva arrivare un aiuto (e un ruolo) importante.


