Polveriera Milan: tutti sotto processo. Berlusconi ci metta la faccia. Quattro allenatori in due anni e sempre la solita storia: il problema è nella rosa
Pietro Mazzara
Gli ennesimi fischi che il pubblico rossonero ha “tributato” ai giocatori che indossano la maglia del Milan sono stati il timbro sull’ennesima stagione partita con grandi speranze e quasi naufragata a dicembre. Se giovedì la squadra non centrerà l’accesso ai quarti di finale di coppa Italia, sarà davvero dura per Mihajlovic e per molti giocatori giustificare quanto sta accadendo. Gli episodi arbitrali sfavorevoli contro Carpi e Verona hanno certamente contribuito a buttare questo Milan nelle sabbie mobili di una crisi d’identità che perdura ormai dall’estate del 2013 e che ha una linea di continuità nel tempo, con qualche picchio di diversità molto raro che dura giusto il tempo di un’illusione.
Se Allegri, Inzaghi, Mihajlovic e, in parte, Seedorf non sono riusciti a guarire questo paziente chiamato Milan, vuole dire che, probabilmente, i problemi non sono solo in panchina. Mai, nel corso della quasi trentennale presidenza di Berlusconi, c’erano stati così tanti avvicendamenti di panchina come nell’ultimo lustro. Evidentemente il problema principale sta altrove, sta all’interno del gruppo dei giocatori e nella mancanza di Leader veri, con la L maiuscola. Scorrendo i nomi dell’attuale rosa, vengono molti dubbi su chi, effettivamente, abbia le capacità caratteriali di farsi sentire con veemenza, di appendere qualcuno al muro o, anche solo con un gesto, far capire che certe cose non funzionano. Insomma, dopo la dismissione dei grandi senatori dell’ultimo Milan degno di tale nome, si è creato una sorta di vuoto di potere che nemmeno il carattere di Sinisa Mihajlovic ha saputo colmare. Sembra quasi brutto da dire, ma in quel di Milanello servirebbe un atto come quello fatto da Mancini all’Inter: radere al suolo tutto, cambiare anche più di 10 giocatori, e prenderne altri.
In un momento del genere, poi, serve che la società ci metta la faccia. Galliani si prende in faccia, ogni settimana, la contestazione da parte della Curva e non solo, Barbara si occupa di altro mentre il presidente Berlusconi ha intrapreso una tattica fin troppo assenteista: appare quando si vince, si trincera dietro a silenzi o nel bunker di Milanello, quando le cose non vanno bene. In altri tempi (e che tempi…) il capo della baracca sarebbe intervenuto direttamente, mettendoci la faccia e prendendosi le sue responsabilità. Nessuno ci toglie dalla testa che il doppio pareggio con Carpi e Verona sia stato ben accolto in quel di Arcore e se alla sosta di Natale il Milan non avrà eliminato la Samp in coppa Italia e battuto il Frosinone, allora saranno ore di seria riflessione. Ma Berlusconi deve anche decidere cosa vuole fare, perché fino a prova contraria il Milan è suo, ma dopo una fiammata d’entusiasmo estivo, ecco che la politica è tornata a farla da padrona nella sua agenda.
Mihajlovic, dal canto suo, dopo aver mantenuto un certo aplomb nei post-partita, è sbroccato contro gli arbitri, rei di non aver deciso bene nelle ultime due uscite di campionato. Ma anche il serbo ha le sue responsabilità in questo momento della squadra. Vero è che non è mai stato un grande esteta, ma almeno ci si sarebbe aspettato qualcosa di più dal punto di vista della grinta e della fame. Le prossime due partite saranno cruciali per il suo futuro, non tanto a breve termine, ma quanto per la prossima estate.
Purtroppo la gente si è disaffezionata al Milan. Quello che una volta era un grande amore comune, che creava aggregazione allo stadio, si è trasformato in un spettacolo di media-bassa caratura per pochi intimi come testimoniano i soli 27.497 spettatori di ieri. E il trend, se non torneranno ad esserci vittorie convincenti e arrivi di giocatori in grado di riaccendere l’entusiasmo, sarà tristemente destinato a peggiorare. Purtroppo, il Milan è questo.


