Uno scempio senza giustificazioni: è ora di dire basta
Redazione MilanNews
Un anno dopo, la musica non cambia. Il Milan toppa clamorosamente e fragorosamente la prima gara dell’anno al termine di una prestazione disastrosa, a tratti vergognosa da parte di tutta la squadra. Tutto è crollato nuovamente, tutto è di nuovo al punto di partenza, tutto resettato. Contro una squadra ordinata, precisa e vogliosa di fare bene come il Bologna di un grande Roberto Donadoni, il Milan non è riuscito a sfruttare le occasioni create – tante – ma non ci si può e non ci si deve aggrappare alla sfortuna, perché non è così. Quando si sprecano così tante occasioni, è possibile che il fato, che ti ha concesso più di una chance, giri la faccia e si volti verso i tuoi avversari e che questi, al culmine di una prestazione convincente, trovino il colpo risolutore e ti mandino in un inferno ghiacciato, come quello che è ora l’ambiente Milan.
PRESA DI POSIZIONE – La società deve intervenire in maniera dura, durissima. Non basteranno delle scuse di facciata per far dimenticare questa sconfitta, che certamente aprirà nuove crepe nei fragili, scricchiolanti e quasi decaduti muri milanisti. Serve prendere delle decisioni forti, anche clamorose, perché non è ammissibile che, ancora una volta, il Milan non abbia dimostrato carattere e concretezza. Non è ammissibile che ci siano calciatori che entrino con sufficienza in campo, forniscano prestazioni quanto meno discutibili e che poi, se vengono criticati, si lamentano senza farsi un minimo esame di coscienza. Chi non ha ancora capito che maglia indossa, che si faccia da parte, che ammetta la sua inadeguatezza e lasci spazio a chi, invece, vorrebbe dare qualcosa in più.
SCUSE - Serve anche che i giocatori ci mettano la faccia, davanti ai tifosi e davanti ai media. Perché loro vanno in campo, perché loro sono gli artefici di questa ennesima stagione fatta di proclami che, prontamente, sono stati smentiti dai fatti. Anche Sinisa Mihajlovic ci deve mettere del suo, ma il serbo è uno che ci ha sempre messo la faccia, mentre altri – tra giocatori e dirigenti – si nascondono dietro al silenzio e anche da Arcore è arrivato il momento che venga presa una decisione. Perché così, il Milan, sta morendo.


