Un Milan bello solo a metà, ma è la metà giusta: ora si intravede l'Europa dopo anni bui
Matteo Calcagni
Bacca, Niang e un po' di brividi, questa la ricetta di un quarto di finale di Coppa Italia, vinto dal Milan contro un Carpi che nonostante il passivo del primo tempo non ha voluto arrendersi. L'undici rossonero non poteva permettersi di perdere, ma i rischi erano alti, soprattutto in relazione al momento burrascoso della panchina di Mihajlovic. I risultati non sono mai scontati, basti pensare a quanto successo alla Roma con lo Spezia, affrontato in un momento di "scarico" motivazionale ed ambientale. Ora il Diavolo potrà lottare per un trofeo e per un accesso privilegiato per l'unica Europa possibile: mica male se pensiamo ai crateri delle ultimissime stagioni.
SI INTRAVEDE L'EUROPA - Il cambio regolamentare, che non permette più alla finalista perdente di accedere all'Europa League, obbligherà il Milan a non sbracare in campionato. Un obbligo di classifica ma anche di semplice rispetto, per una squadra che, valori alla mano, non può arrivare più lontana del sesto posto. Per la Champions League bisognerà ancora attendere, ma i rossoneri devono comunque tornare a varcare scenari internazionali, abbandonati nel 2014 e mai più ritrovati.
IL MERITO DI NON FALLIRE - La vittoria sul Carpi non è stata certamente esaltante, soprattutto per quanto accaduto nella ripresa, ma in questo momento non si può storcere troppo il naso. L'approccio alla gara è stato quello giusto e Mihajlovic ha avuto il merito di tenere i suoi alla briglia, senza che si disunissero nel momento più decisivo. Lo scorso anno il Milan aveva una grossa chance in Coppa Italia, ma fallì l'appuntamento contro la Lazio a San Siro nonostante l'importanza dell'incontro. Avversario diverso e squadra diversa, ma quello che conta è aver proseguito il cammino.


