L'incertezza della certezza
Matteo Calcagni
Scrutando i vari (tanti) nomi che vengono accostati al Milan, potremmo pensare che i rossoneri debbano ancora decidere quale sarà il rinforzo in attacco. Tuttavia, osservando la persistenza di Galliani nel voler chiudere le due "cessione brasiliane", la sensazione è completamente opposta. Che interesse avrebbe il Diavolo a lasciar partire rapidamente i due verdeoro se non avesse una pista pronta o comunque già imboccata? Probabilmente nessuno, visto che gli attaccanti a disposizione resterebbero quattro, compreso il giovanissimo M'Baye Niang. Viceversa, muoversi sul mercato delle punte senza appigli rischierebbe di tramutarsi in un pericoloso deja vu: il tesoretto (25 milioni circa) diventerebbe una cifra altamente appetibile per i club offerenti, volti ad iper-valutare i loro calciatori in fase di trattativa.
E' successo nel 2006 dopo la cessione di Shevchenko, è accaduto quest'estate dopo il trasferimento di Ibrahimovic, sebbene la volontà del Milan non fosse quella di reinvestire ma di tappare il buco di bilancio. La sensazione, mista a speranza, è che Galliani abbia già preparato il terreno per il post Pato e Robinho: altrimenti, a rigor di logica, il volersene liberare in tempi così ristretti apparirebbe quasi incomprensibile. I rossoneri avranno un gennaio fitto ed irto di impegni: impensabile affrontarlo con un attacco così risicato, soprattutto se nelle ambizioni societarie persista la volontà di proseguire in Coppa Italia e tentare la scalata in campionato.


