La caduta dei centrocampisti centrali: investire è l'unica via
Matteo Calcagni
Nel giro di un mese o poco più, il Milan ha perso quasi tutti i centrocampisti centrali che aveva a disposizione. Nigel de Jong, infortunatosi gravemente al tendine d'Achille, starà fermo tutta la stagione; Muntari soffre i postumi dell'operazione al crociato ed è già al secondo problema muscolare consecutivo; Ambrosini sta accusando le fatiche delle ultime settimane tra affaticamenti e contratture. Ad oggi l'unico "playmaker" a disposizione è Riccardo Montolivo, il quale tuttavia rende di più come mezz'ala destra. Il Milan ha fatto capire di cercare un nuovo elemento per la mediana (vedi interessamento per Lodi), ma al 14 gennaio non si è visto (e non è in programma) alcun approdo a Milanello. Il diktat è vendere e poi comprare, ma la situazione è troppo traballante per poter aspettare le ultime battute del calciomercato.
Le ultime scarsissime chances di centrare un piazzamento Champions si giocano nelle prossime due giornate: o l'undici rossonero centrerà una doppia vittoria, oppure l'unico e ultimo obiettivo realistico sarà il raggiungimento del sesto posto (attualmente distante una sola lunghezza). Allegri necessita come il pane di almeno un centrocampista, ma la società si lascia subito spaventare dalle cifre richieste per i presunti rinforzi. D'altronde, se andiamo indietro nel tempo, sono anni che il Milan non investe cifre consistenti per la mediana, infarcita quasi interamente di giocatori prelevati a parametro zero. Eppure, con tutti i soldi risparmiati sugli ingaggi, le cessioni di Ibrahimovic, Thiago Silva e Pato, appare quantomeno paradossale che non si riescano ad investire 10/15 milioni per un centrocampista di livello.


