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Il diritto di prelazione dell'Inter su Kakà. Stipendi, sui numeri aveva ragione Allegri. Milan, Donadoni si scansa da signore

autore
Mauro Suma
per Milannews.it
sabato 19 gennaio 2013, 00:00Editoriale
autore Mauro Suma
19.01.2013 00:00Editoriale

Non è che voglio insistere sull’Inter o mancare di rispetto all’Inter, mancherebbe altro. Qui si vive la rivalità, come tutto il mondo sa. Ma senza mancare di rispetto. Però, tra il serio e il faceto, non posso non chiedermi, a vicenda Kakà aperta in maniera conclamata, se sul contratto fra Milan e Real Madrid dell’estate 2009 non sia stata inserita una clausola per la quale il Club merengue deve prima sentire l’Inter se davvero vuol cedere Kakà. Eh sì, proprio così, mi manca l’Inter al centro di quell’enorme bolla mediatica che si è aperta con la notizia data alle 13.30 di giovedì da Milan Channel: “Il Milan e il Real stanno parlando di Kakà, è tutto molto difficile ma stanno parlando”. Insomma, mi manca l’Inter e mi manca il solito pezzo, che arriva dalla solita parte: c’è anche l’Inter! Del resto su Tevez c’era anche l’Inter, su Balotelli bisogna sentire prima l’Inter, è possibile che su Kakà nessuno abbia ancora sancito la legge che bisogna prima consultare l’Inter? Un po’ come succede con le battute in rete dopo la rinuncia di Armstrong ai 7 Tour de France…A meno che Marco Branca e Piero Ausilio non abbiano ancora fatto valere il loro diritto di prelazione a divinis sull’eventuale ritorno di Kakà in Italia, perché in altre faccende affacendati. Ieri infatti un giornalista, innamorato dell’Inter ma implacabile nella professionalità del suo lavoro, come Fabio Monti ha titolato sul Corriere della Sera: “Inter e Sneijder, prigionieri dell’autogol di Branca: il presidente Moratti seccato per il modo in cui i suoi dirigenti hanno gestito la vicenda della cessione dell’olandese”. Se questa cosa l’avesse scritta chiunque altro sarebbe stato il solito complotto di tutti quelli che non vedono l’ora di parlar male dell’Inter (mai sentita questa frase…?), ma l’autorevolezza della fonte scongiura il propagarsi del concetto. Quindi, siamo salvi, siamo ancora in tempo. Non appena sarà stata sistemata la vicenda Sneijder, allora qualcuno per conto dell’Inter ci ricorderà che il Milan non può permettersi, senza derby di mercato e senza sentire prima l’Inter, di pensare al ritorno di Kakà a Milano. Non vedo l’ora, davvero.

Di recente c’è stato un richiamo breve e occasionale, un po’ come si fa con i vaccini, della polemica fra Antonio Conte e Massimiliano Allegri. Nell’intervista di fine anno alla Gazzetta, l’allenatore del Milan aveva ricordato che fra le difficoltà del Milan di quest’anno ci sono anche le severe regole economiche che il Milan si è imposto, al contrario di altre squadre che hanno un monte-stipendi più alto e che hanno speso molto di più sul mercato. Prima della partita contro la Sampdoria, il tecnico bianconero aveva invitato Allegri, senza citarlo direttamente, a guardare in casa sua e ai conti di casa propria senza pensare a quelli degli altri. Poi, però, durante questa settimana, una giornalista esperta del settore, Barbara Ricci, è intervenuta su Sky Sport 24 per parlare del monte-stipendi delle squadre di Serie A. E il monte-stipendi della Juventus è risultato il più altro: 49.900 milioni di euro. Secondo il Milan, 47.900 milioni di euro. Terza l’Inter a quita 47.500. Due milioni di euro di differenza, per carità, non sono la fine del mondo. Ma il Milan ha abbassato drasticamente in una sola estate il monte-ingaggi stesso, per cui questo ha prodotto dei contraccolpi. E’ per questo che il Milan spende più della Juventus per ogni punto conquistato. Perché tutto è avvenuto in maniera repentina, e soprattutto a inizio stagione, traumatica. Mentre la Juventus è rimasta sui suoi livelli, incrementando forse un po’ le sue spese e il suo monte-ingaggi. Allegri quindi non aveva mancato di rispetto a nessuno, ma aveva fotografato una realtà di fatto. Potrà non piacere, ma è così.

Accasato Guardiola, rientrato il passiamo ad un'altra domanda del presidente Berlusconi, non si poteva francamente rimanere senza una graticola per Allegri. E allora, per i complicati e umorali reticoli che dividono tutti colori che seguono cronisticamente il Milan, è stata ufficialmente inaugurata questa settimana la pista Donadoni. Facendo leva anche sulla, inesistentissima, differenza di opinioni fra Berlusconi/Galliani da una parte e Allegri dall’altra su Beckham. Non c’è nessuna diaspora e il Milan è sempre uno e mai trino. E non è che i calciatori sono bravi e con la schiena dritta quando fanno trapelare le notizie e soldatini zerbinati quando finisce la festa. Ma superiamo senza problemi questi dettagli che fanno parte, senza problemi, della vita di tutti i giorni. Il punto è lui, Donadoni Roberto da Cisano Bergamasco. Un signore, senza sfumature e senza distinguo. Intervistato da Franco Ordine sulle pagine de il Giornale nel corso della settimana, l’ex Ct azzurro che aveva sfiorato ai rigori le Semifinali dell’Europeo del 2008, ha detto papale papale: “Accostarmi al Milan è di cattivo gusto. Lo trovo di cattivo gusto nei confronti di Allegri che è al terzo anno di Milan: una volta è arrivato primo, una volta secondo e adesso sta gestendo una clamorosa rifondazione. Poi capisco che questa è una logica del calcio italiano e allora vale tutto”. Cosa devono fare gli allenatori? Insegnare? Sì, certo, ma non solo ai giocatori…

per Milannews.it

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