Kakà-Milan: tra richieste eccessive e mancanza d'alternative
Emiliano Cuppone
Kakà-Milan è una trattativa chiusa, almeno ufficialmente, bloccata ieri da un rifiuto del Real al prestito lungo 30 mesi, che assomiglia tanto ad un leasing di una fuoriserie un po’ attempata, ma pur sempre affascinante e prestante.
Sembrava tutto fatto, prestito, costo del cartellino del giocatore che il Real avrebbe continuato ad ammortare negli anni a venire, Kakà pronto a dimezzarsi lo stipendio e Milan disposto a sobbarcarsi un ingaggio di tutto rispetto pur di riportare a casa il figliol prodigo brasiliano. La “colpa” sarebbe ancora una volta del “noto fiscalista spagnolo”, quello che in agosto aveva bocciato l’operazione, che la scorsa settimana l’avrebbe avallata trovando il cavillo giusto, ma che ieri sembra averci ripensato.
Dunque niente ritorno da amarcord, perché è vero che “certi amori non finiscono”, ma non è detto che “fanno dei giri immensi e poi ritornano”, perché capita che Florentino Perez cambi le carte in tavola e chieda una somma compresa fra i 12 ed i 20 milioni (c’è chi dice l’una, chi l’altra), e come dargli torto visto che il ragazzo poco più di tre anni fa è costato 67 milioni sonanti ed è partito da Milano mettendo nel bagaglio niente meno che un pallone tutto d’oro, seppur datato 2007, mentre oggi il massimo dirigente delle merengues dovrebbe presentarsi ai suoi azionisti per convincerli a “regalarlo” proprio a chi gliel’aveva venduto.
Da un lato i problemi fiscali del Real Madrid che non può permettersi un danno economico e, soprattutto, d’immagine di questa portata, dall’altro i problemi economici di un Milan che non può permettersi un esborso del genere per il cartellino di un ultratrentenne (o forse per nessuno in generale), ma anche della ragione di Galliani che non gli permette di svenarsi per un giocatore che, ad oggi, non ha mercato.
Sì, perché se è vero, come è vero, che il Real vorrebbe capitalizzare dalla cessione del giocatore, lo è altrettanto il fatto che sembra impossibile trovare un acquirente a quelle condizioni. Che siano 12 o 20 (facciamo anche 15, fermandoci a metà), oggi non vi è nessuno disposto a spendere cifre del genere per un giocatore che non vede il campo pressoché da 2 anni.
Gli arabi non lo vogliono (ci riferiamo al Psg che altrimenti l’avrebbe già preso) o semplicemente non ne hanno bisogno (ci riferiamo al City che di mezze punte ne ha da vendere), per di più non spendono cifre fuori mercato e lo hanno già mostrato. Gli americani non si possono permettere uno stipendio del genere e di sicuro non hanno voglia di sovra pagare il cartellino del giocatore. Restano i russi, in particolare l’Anzhi di Eto’o, ma non sembrano essere nelle grazie di Kakà che dal Real vuole andare via, disposto anche a ridursi lo stipendio, ma con l’unico intento di trovare una ribalta per provare a ritagliarsi un posto per il Mondiale brasiliano del 2014.
Oggi non ci sono alternative serie a quella rossonera che, comprensibilmente, per molti aspetti non è ritenuta conveniente dal Real Madrid però. Allo stesso tempo, in Spagna sono coscienti del fatto che non possano pagare emolumenti di questa portata ad un giocatore che a tutti gli effetti si divide fra la panchina e la tribuna.
Non resta che osservare, quindi, attendere questi ultimi 10 giorni e capire se spunterà un’alternativa o se Florentino Perez dovrà mollare la presa, abbassare il capo, accettare le condizioni imposte dal diavolo e lasciare che le cose tornino com’erano, con Kakà vestito di rossonero ad infiammare i cuori di un San Siro gremito.


