L'uomo-ovunque vuole tenersi il Milan
Matteo Calcagni
413 minuti da settembre a dicembre, 315 tra gennaio e febbraio: questo è lo "score" di Mathieu Flamini, tornato prepotentemente in auge sia sul piano delle presenze, sia su quello del contributo in campo. E pensare che, nei primi mesi della stagione rossonera, il centrocampista francese sembrava irrimediabilmente destinato alla cessione. Trasferimento che sarebbe potuto avvenire, con quell'ipotizzato scambio con Dzemaili del Napoli: il ventottenne transalpino avrebbe detto "no", convinto di poter (ri)conquistarsi il Milan e un ulteriore rinnovo. Massimiliano Allegri, dopo aver osservato i progressi fisici e atletici dell'ex Arsenal, non ha esitato a gettarlo nella mischia, utilizzandolo con grandissima continuità nelle ultime settimane.
Dopo due buone prove contro Bologna e Atalanta, il nativo di Marsiglia si è superato con l'Udinese, disputando forse la sua miglior prestazione in rossonero dai tempi dello scudetto. Facilitato anche dalla straordinaria prova offensiva del tridente, e dagli spazi creati dal grande SuperMario, Mathieu si è scatenato su tutto il terreno di gioco: un uomo ovunque, capace di inserirsi con costanza maniacale e recuperare palla dopo cinquanta metri di corsa. Elemento cruciale due stagioni fa, Flamini aveva dovuto fare i conti con un gravissimo infortunio al crociato nell'agosto 2011: c'è voluto tantissimo tempo per rientrare ad altissimi livelli, ma "Mad Dog" è finalmente tornato. A questo punto, se le prestazioni dovessero ripetersi, non è impossibile pensare ad un prosieguo della sua carriera in rossonero.


