Diavolo a due facce: sorprende avanti e preoccupa dietro
Emiliano Cuppone
La vittoria con l’Udinese ha lasciato un sapore dolce in bocca al popolo rossonero, deliziato dalle leccornie calcistiche sfornate dal trio di creste e dall’esordio da fantascienza di Balotelli.
Tre punti pesantissimi in chiave terzo posto, resi ancora più preziosi dalle sconfitte di Lazio ed Inter, ma anche per quel che riguarda l’entusiasmo di una piazza che sembra aver ritrovato affezione per la squadra, stringendosi intorno alla stella di SuperMario, tanto splendente da abbagliare e magari far dimenticare i lati negativi di una partita più complicata del previsto.
Sì perché con i friulani tutto splendido: un trio offensivo che si trova a memoria, un Montolivo monumentale, la crescita impressionate di Niang, la solita prova assolutamente strepitosa di Stephan El Shaarawy (perché se Balotelli ha siglato una doppietta, il Faraone ha fatto l’assist e si è procurato il rigore nel finale), tutto perfetto, o quasi, perché lì dietro qualcosa non va.
Se i numeri delle ultime sfide sembravano dirci che il Milan avesse ritrovato un minimo di solidità difensiva, nei fatti le dinamiche arretrate di questa squadra mettono paura. Anche con i friulani è arrivato un gol propiziato da un errore di posizionamento, evidente lo sbaglio commesso da Bonera (l’ha ammesso lui stesso nel postpartita) che si è fatto trascinare fino al centrocampo per cercare un anticipo impossibile, lasciando totalmente sguarnito il fianco sinistro della retroguardia rossonera, con Zapata preso in mezzo nel due contro uno bianconero. Ma tutta la partita ha visto il Milan sbandare pericolosamente dietro, concedendo troppo agli avversari, a dispetto di un controllo totale della manovra da parte di Montolivo e compagni e di una supremazia territoriale evidente.
La risalita del Milan è netta, lo dicono i numeri ed il cammino da primato tenuto nelle ultime quindici partite di campionato, ma allo stesso tempo i risultati negli scontri diretti hanno un che di preoccupante. Al di là della splendida vittoria sulla Juventus capolista, infatti, il diavolo ha raccolto solo il punto di Napoli negli scontri diretti con le big (sconfitte in ordine con Inter, Lazio, Fiorentina e Roma), con ben 13 reti subite in 6 partite (più di due di media ad apparizione, a dispetto di una media generale, comunque preoccupate, che parla di poco più di un gol preso a partita). Questo dato è indicativo per comprendere come la retroguardia di Allegri risulti tutt’altro che affidabile, andando a soffrire l’impatto di attaccanti di un certo spessore (Lamela ed Osvaldo hanno fatto man bassa nella sfida dell’Olimpico per esempio), evidenziando i limiti di una difesa spesso non all’altezza delle ambizioni del diavolo.
La corsa al terzo posto (obiettivo ormai alla portata e da raggiungere a tutti i costi) passa irrimediabilmente per le sfide di cartello che attendono il diavolo a cavallo di febbraio e marzo (Inter e Lazio) e le successive di aprile (trittico da brividi con Fiorentina, Napoli e Juventus in sequenza, due delle quali in trasferta), per consacrarsi eventualmente a maggio (nella rivincita alla Roma degli americani). Non resta che trovare una soluzione all’emorragia difensiva di un Milan troppo fragile, che sia negli uomini (ottima la crescita di Zapata, attendiamo di capire il reale valore di Salamon) o nelle dinamiche, ad Allegri il compito di completare l’opera, dopo aver messo insieme un reparto offensivo impressionante, e restituirci un Milan finalmente competitivo.


