Europa e polemiche: il diavolo se ne infischia
Emiliano Cuppone
Nella settimana di Milan-Barcellona, partita dal fascino particolare non solo per i tifosi delle due compagini, ma per tutti gli amanti del calcio stante il blasone dei due club, a tenere banco sono le tante, forse troppe, lamentele degli allenatori della Serie A impegnati in campo europeo.
Petkovic ed Allegri a parte, infatti, tutti gli altri hanno avuto da ridire sulle difficoltà di giocare per tre volte nell’arco di una settimana (o giù di lì, ma c’è chi puntualizza anche su qualche ora in più o in meno), sull’impossibilità di recuperare le energie fisiche e mentali necessarie, nonché sulle complicanze di dover preparare le partite in non più di due o tre allenamenti.
Conte ne ha fatto una crociata (se non ricordiamo male era lui quello che lo scorso anno invocava la Champions, non vedendo l’ora di giocarla, minimizzando su quanto potesse influire sul cammino del Milan), sin da prima della sconfitta di Roma (ha polemizzato sul giorno di riposo in più concesso ad altre formazioni già in conferenza), per poi ripetere la litania anche nel post-partita utilizzandola come vero e proprio alibi per la pessima prestazione della sua Juventus. Gli ha risposto Mazzarri che ha ribadito che altro che giorno in più di riposo, visto che il Napoli ha giocato di giovedì, quindi ancora più a ridosso della sfida di campionato, ribadendo quanto sia complicato gestire la partecipazione all’Europa League (a dir la verità non onorata al meglio dai suoi contro il piccolo Viktoria Plzen). Al tecnico del Napoli si è accodato Andrea Stramaccioni, seppur con toni molto più pacati, ribadendo il concetto per il quale risulta difficile mettere insieme i pezzi dopo il giovedì di coppa, soprattutto se di mezzo ci si mettono gli infortuni.
Di buono c’è che le italiane, finalmente, hanno preso sul serio tutti gli impegni europei, Europa League compresa, mettendocela tutta per tenere alto il buon nome del calcio italiano (e soprattutto provare a gudagnarci qualcosa con le varie qualificazioni), seppur facendocene pagare lo scotto a suon di polemiche (in parte giustificate da statistiche che parlano di sconfitte e pareggi a profusione nel post-Europa).
Allegri, dal canto suo, ringrazia l’impegno europeo che gli farà rivedere gli 80 mila di San Siro (non vorremmo sbagliarci, ma non è mai successo in stagione), si allinea allo spirito continentale del Milan che da sempre privilegia il panorama della Champions.
Nessuna polemica per il livornese che, a dispetto dei colleghi però, può contare su alcune armi in più e qualche pressione in meno. In primis SuperMario Balotelli, abile ed arruolabile solo in campionato, un po’ come Ronaldo nell’anno della Champions 2007 (scuserete il paragone, toccherete anche ferro, ma viene naturale), l’uomo in più che permette agli altri di concentrarsi sulla Coppa dalla grandi orecchie. Allo stesso tempo il Conte Max può contare su una rosa con pochissimi “indispensabili”, il diavolo non ha una formazione tipo, gli uomini chiave sono merce rara (in pratica il solo Montolivo appare insostituibile), potendo così fare una rotazione totale dei giocatori utilizzati, il tutto per di più condito da un’età media piuttosto bassa, che permette un recupero più celere. Da ultimo, ma non per importanza, l’ostacolo europeo è di quelli che sembrerebbero insormontabili, la sfida agli alieni blaugrana sembra una di quelle partite in cui il diavolo non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare. Uscire con il Barça non sarebbe un disonore, riuscire nell’impresa invece sarebbe epico, una gioia di quelle che galvanizzano, che spingono a dare qualcosa in più, una sorta di “doping psicologico” per dirla con Montolivo.
Fra tutte, quindi, il diavolo sembra essere l’unica squadra che dall’Europa possa trarre giovamento, nonché la sola a poter evitare di soffrire l’impatto del doppio impegno, dopo averne patito oltremodo le conseguenze nella scorsa stagione (sì, perché a dispetto di quanto sostenuto dall’altra parte lo scudetto il Milan l’ha perso a cavallo della sfida di ritorno con il Barcellona, con quei 5 punti lascati fra Catania e Fiorentina). Sono gli effetti della rivoluzione rossonera, di una rosa tutta nuova, magari meno scintillante, ma più gestibile e meno legata ad una formazione tipo, che può contare però su alcune individualità ben al di sopra della media.


