Basta una partita "mononota" per superare il Parma e issarsi al terzo posto. Ma per il trittico Barcellona-Inter-Lazio è pronto un Milan diverso
Fabrizio Tomasello
Quante volte quest’anno abbiamo parlato di “momento della svolta”, di “giornate più importanti del campionato”, di “partite decisive”, ma stavolta forse c’è del vero in certe affermazioni. Si, perché le tre partite in sequenza, Barcellona, derby e Lazio, potrebbero davvero segnare in maniera perentoria il prosieguo della stagione rossonera.
Si parte con la corazzata catalana, che scenderà al Meazza di Milano mercoledì sera per l’andata degli ottavi di finale di Champions League, un deja vu che i tifosi milanisti avrebbero volentieri evitato. Rispetto ai precedenti confronti, stavolta Massimiliano Allegri ha un prezioso consulente in più, il cav. Berlusconi. Inevitabilmente tirato in ballo su questioni di carattere calcistico a lui tanto care, il Presidente ha elegantemente invitato il tecnico rossonero a marcare Messi a uomo, evocando lo spirito del Paron Rocco, salvo poi convenire che il calcio è stato reinventato dal suo Milan guidato da Sacchi, che entrava in campo con la precisa volontà di essere padrone del giuoco e non per limitare quello altrui. Ma tant’è, lui è il Presidente e può dire e fare quello che vuole, perfino licenziare un allenatore, se non è d’accordo con i suoi “suggerimenti”.
Se poi l’allenatore in questione sta facendo un mezzo miracolo, e dopo aver ricostruito dalle macerie estive una squadra, ridandole convinzione, autostima, credibilità, l’ha riportata addirittura sul podio in campionato, il risultato non cambia: o si marca a uomo Messi (scelta che peraltro avrebbe effetti devastanti sulla partita perché il fenomeno argentino non può essere marcato a uomo), oppure Allegri si prepari a ricevere una letterina di licenziamento.
Tutto ciò ha del paradossale, soprattutto se andiamo a curiosare sull’altra sponda del Naviglio: l’Inter del Presidente Moratti (che proprio ieri ha festeggiato i 18 anni di presidenza e la sconfitta n. …no vabbè, ho perso il conto) si è vista rosicchiare dai rossoneri ben 13 punti nelle ultime 13 giornate, ma nessuno ha ancora mosso il minimo appunto a Stramaccioni, che tra l’altro non mi sembra abbia mai vinto uno scudetto nè raggiunto un secondo posto nella sua carriera d’allenatore. Ma queste sono le meraviglie del calcio.
Intanto, anche all’interno della tifoseria rossonera, continua il confronto aspro tra le due fazioni dei Pro e Contro Allegri. In effetti, alla fine del primo tempo non-giocato contro il Parma, anche i più fedeli sostenitori del mister livornese, hanno avuto qualche piccolo ripensamento. Uno dei Milan più brutti della stagione, praticamente un Milan “mononota” per dirla alla maniera dell’interista Elio, ha gettato nello sconforto i tifosi, ridando fiato ai nerboruti paladini del “Allegri ancora non è riuscito a dare un gioco al Milan”.
Poi però, come spesso è accaduto in questa stagione, una sonora strigliata nello spogliatoio ed un bel caffè doppio al posto del solito thé al limone, hanno risvegliato i ragazzi che nel secondo tempo hanno legittimato la vittoria con alcune pregevoli azioni d’attacco e una pennellata su punizione di Balotelli che ha fatto spellare le mani ai pochi presenti sugli spalti del Meazza. Purtroppo alla fine, inevitabile come il calar del sole a fine giornata, è arrivata la solita sciocchezza difensiva che ha impedito al povero Abbiati di chiudere una partita in casa senza subire reti. Per fortuna stavolta il gol degli avversari è arrivato in pieno recupero, limitando al minimo indispensabile la sofferenza tachicardica per il popolo rossonero.
Adesso però arriva il trittico decisivo Barcellona-Inter-Lazio che non permette distrazioni di sorta. Allegri lo sa bene e non si lascerà condizionare dalle frecciatine che quotidianamente gli arrivano dai vertici della società. Il suo obiettivo e riportare il Milan in alto, a qualsiasi costo, e il conte Max ci sta riuscendo alla grande: 30 punti ottenuti nelle ultime 13 partite possono bastare ai più scettici per convincerli della bontà del suo lavoro?
Piccola nota a margine dedicata alla Fiorentina e al suo allenatore Montella. Premessa la mia stima incondizionata per il mister napoletano e per tutto quello che ha fatto nei suoi due anni in panchina (metà alla Roma, uno al Catania, metà alla Fiorentina), fino ad un paio di settimane fa, anche lui era stato bollato come un fuoco di paglia, visto il periodo di appannamento piuttosto lungo della sua squadra. Poi è arrivata la “stramazzata” all’Inter e Montella è tornato ad essere un fenomeno.
Questo per ricordare a tutti che i conti vanno fatti alla fine di un percorso, non alla metà dell’opera. Lasciamo lavorare in pace Allegri e speriamo che continui nella sua rincorsa ad un posto utile per la prossima Champions League. Ormai ci siamo quasi e sarebbe questo il vero scudetto della stagione, forse ancora più prezioso, difficile, e complicato di quello vinto due anni fa.
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