Il guerriero rossonero: passano gli anni ma lui resta protagonista
Riccardo Casali
35 anni e non sentirli, almeno per una sera, per vivere l’ennesima notte da protagonista: questa la descrizione di Massimo Ambrosini. Il capitano rossonero, il più anziano (insieme ad Abbiati) tra i ventidue giocatori scesi in campo dall’inizio, ha incarnato ancora una volte le vesti del trascinatore, correndo, pressando, mordendo, per tutti i ’90 minuti: in poche parole ha compiuto, come molti dei suoi compagni del resto, la prestazione perfetta per antonomasia. Il Massimo in campo, guarito dall’infortunio al flessore che lo ha tenuto lontano per quasi un mese dal terreno di gioco, non ha solo contribuito a fermare i blaugrana e interrompere il loro fraseggio ma è risultato decisivo nell’azione del raddoppio rossonero: da un pallone recuperato dal capitano, infatti, si avvia la rete di Muntari. Quasi nessuno aveva la certezza che Ambro riuscisse a tenere i ritmi elevatissimi per tutta la partita, soprattutto considerando che aveva appena recuperato dal problema muscolare, ma lui si è superato dimostrando come la fama agonistica, la voglia di spostare sempre un gradino più in là i proprio obiettivi, la forza di volontà, la passione, la determinazione sono tutti elementi che possono andare oltre al fattore anagrafico.
Per chiudere evidenziamo un dato statistico: Massimo Ambrosini con 81 presenze in Champions League era il rossonero in campo con più esperienza. Ambro c’era sia nei successi di Manchester 2003, di Atene 2007, e anche nella sfortunata edizione del 2005 (culminata con la sconfitta di Istanbul) dove un suo gol al Psv Eindhoven in semifinale spianò la strada per la finale turca: la partita di ieri dimostra come la grande tradizione europea del capitano sia rimasta intatta. Tenendo sempre incrociate le dita per la sfida del ritorno…


