Ciao Claudio. Racconta la nostra storia direttamente sulle frequenze dei cuori rossoneri
Giulia Polloli
Poteva essere un giorno come gli altri, martedì 26 marzo 2013, giorno in cui, come ogni settimana, raccolgo le idee, le voci, gli spifferi, per cercare di tracciare con cura il mio editoriale, più o meno riuscito, più o meno corretto, più o meno sentito.
Molto sentito oggi, o ieri, per voi che leggerete, se mi leggerete, se deciderete di dedicare qualche minuto della vostra giornata alle mie povere parole. Oggi è un giorno triste per chi, come me, è rimasto frastornato da quella notizia così tragica, così terribile, così fatalmente reale da lasciare che le ore sian trascorse in uno stato di quasi catatonia, senza emozioni, senza riuscire a mettere a fuoco la realtà.
Dovrei scrivere di come il Milan si sta approcciando alla gara contro il Chievo, di come Galliani ha parlato di calcio di fronte ad una platea interessata alle dinamiche intrinseche della gestione di club in un’aula universitaria, di come Allegri per l’ennesima volta si trovi a dover saldare la propria panchina di fronte alle tante voci che lo vogliono lontano dal Milan. Dovrei parlare delle voci di mercato, che per il Milan si sovrappongono, già ora, a smentite e riconferme. Dovrei parlare della partita della Nazionale, di quei cinque rossoneri che hanno giocato, però, sapendo di avere un amico in più in cielo, già, lo sguardo che si alza al cielo e trova quel nome, scritto troppo presto, impresso nell’infinito proprio nel momento in cui qualcuno aveva appena iniziato ad urlarlo.
Claudio ci hai lasciati. Presto, troppo. Tragicamente. Troppo. Hai lasciato questa maledetta terra, su cui ancora teniamo saldi i piedi, senza darci il tempo di salutarti. Improvvisamente ripenso a quando ti conobbi, quel modo tutto tuo di sorridere e raccontare le vicende di casa Milan, anzi, fu a Milanello ancor prima di iniziare questa meravigliosa avventuira.
Me lo ricordo nella sua semplicità quel momento, eri intento a preparare la diretta per la conferenza di Ancelotti. Mi dicesti: “Ma non sentirti in imbarazzo, qui siamo come una famiglia”. Non scorderò mai quelle parole, a maggior ragione oggi.
Sono passati dieci anni da quel momento, giorno più, giorno meno, tu hai continuato a raccontare le storie del Milan con la stessa autorevolezza, con la stessa passione e la stessa spensieratezza, anche, con la consapevolezza, soprattutto, di essere parte di quella stessa storia. Improvvisamente ripenso all’ultimo ricordo. L’ultimo incontro risale a S.Siro: poche parole,stavi lavorando, pronto ancora una volta per la diretta. Un pensiero alla tua Sofia, gli occhi ti si illuminavano, si vedeva la fierezza del padre in quello sguardo, in quel sorriso, quegli occhi innamorati che ti trafiggono il cuore, soprattutto ora al loro ricordo.
The show must go on, si dice, ma sullo spettacolo cala un velo di tristezza, un sipario opaco che rende tutto meno nitido. Si va avanti, sempre più consapevoli, ora, che uno sguardo dal cielo si poserà su di noi. Quello stesso sguardo che cerchiamo nei momenti bui, quello stesso sguardo che ora sappiamo benevolo, amico, presente nell’assenza.
Il tuo Milan giocherà anche per te Claudio, per non lasciare cadere nell’oblio le stesse gesta che tu hai raccontato per anni, le stesse speranze che anche tu hai condiviso nei momenti difficili di questa stagione. Continua a raccontare la nostra storia, fallo mettendo direttamente sulla giusta frequenza i tuoi pensieri, così raggiungerai tutti noi, cuori rossoneri, sintonizzati con te da quaggiù.


