Montoleader: il Milan ha un altro generale
Emiliano Cuppone
Arrivato quasi in sordina, senza il suono della fanfara di mercato, un po’ perché l’affare era stato chiuso mesi prima che il ragazzo arrivasse, un po’ perché era un parametro zero, un po’ perché Riccardo Montolivo era stato sottovalutato da tutti.
Un giocatore dalle doti importanti, questo era innegabile anche lo scorso anno, ma mai esploso definitivamente, un genio incompleto, capace di grandissime prestazioni, ma non incisivo come ci si sarebbe aspettato ad inizio carriera. Tutto vero, ma sino a quando non ha vestito di rossonero, come se la maglia del diavolo abbia risvegliato in lui le doti del campione vero, come se il peso ed il blasone di questa squadra siano una pozione magica per il Caravaggio.
Ad inizio stagione in tanti ripetevano che si trattasse di un buon giocatore, utile alla causa, ma non un elemento capace di far fare il salto di qualità. Mai impressione fu più sbagliata, perché questo Riccardo Montolivo è un top player vero e proprio, un calciatore dalla caratura importante, dalla classe cristallina e con un carisma unico. Lo stesso Massimo Ambrosini ha riferito di essere stato impressionato dal compagno di reparto, che non si sarebbe aspettato un uomo del genere, capace di calarsi immediatamente nel ruolo di leader di una squadra importante come il Milan e di trascinare i compagni in ogni singola sfida giocata.
Il 18 rossonero non avrà la tecnica di Andrea Pirlo, sono due giocatori diversi e parecchio, non è il classico playmaker dalla gestione impeccabile, ma ha una grinta, una duttilità tattica ed un controllo del corpo che lo rendono unico nel suo genere. Montolivo è un regista dinamico, il suo nascere mezz’ala ne fa un calciatore dalla corsa importante, che conosce i tempi d’inserimento e che utilizza il fisico con dimestichezza. Impressionante la maniera in cui riesce a coprire il pallone in ogni occasione, anche quando il controllo non è stato perfetto, mettendo puntualmente fuori causa l’avversario.
Al di là delle qualità tecniche e fisiche, però, ciò che ha realmente impressionato è l’impatto che il Caravaggio ha avuto nelle dinamiche e nella crescita del nuovo Milan 2.0. Naturale che dopo lo smantellamento estivo avrebbe avuto un ruolo chiave ed il posto da titolare assicurato, ma nessuno si sarebbe potuto attendere che indossasse la fascia da capitano dopo pochi mesi in rossonero, che sarebbe divenuto il vero trascinatore di questa squadra. All’inizio eravamo tutti in attesa di capire come avrebbe sopportato il peso della maglia, Montolivo ci ha risposto a suon di prestazioni semplicemente mostruose e con un atteggiamento da vero e proprio condottiero.
Il regista rossonero è quello che detta i tempi con i piedi e non solo, è colui che indica la strada al resto della squadra con i gesti, che guida il gruppo per mano in ogni occasione, l’elemento che dispensa consigli ai più giovani, il primo ad andare ad esultare per i gol altrui, un vero e proprio leader.
Massimiliano Allegri si fida ciecamente di lui, i senatori lo rispettano e lo investono dei gradi di generale (quelli che sono stati affidati solo a gente del calibro di Mark Van Bommel), i giovani guardano a lui come un punto di riferimento, lui ringrazia, abbassa il capo, corre, suda e sputa sangue per una maglia che sembra essere sua da sempre.


