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Paolo Berlusconi e il futuro del Milan: "Allegri in panchina e Barbara presidente"

autore
Antonio Vitiello
Fonte: calcissimo.com
lunedì 1 aprile 2013, 15:46Calciomercato Milan
autore Antonio Vitiello
01.04.2013 15:46Calciomercato Milan
Alberto Lingria/PhotoViews
Alberto Lingria/PhotoViews

Il Milan e la famiglia Berlusconi, un binomio indissolubile che proseguirà nel tempo, pronto a regalare ancora tantissime gioie e soddisfazioni a tutti i tifosi rossoneri in Italia, in Europa e nel Mondo.

A garantirlo è il Dott. Paolo Berlusconi, intervistato in esclusiva per il nostro portale Calcissimo.com, che ha dato una visione globale del Milan del presente e del futuro, tra ricordi e attualità.

Da questa stagione il Milan ha voluto puntare fortemente sulla valorizzazione dei giovani e del settore giovanile; ritiene sia stata la scelta giusta, come quella adottata dal Barcellona che preferisce creare i suoi campioni alla cantera?

“Barcellona docet. La cantera è senza dubbio la prova incontestabile che la scelta di coltivare con cura il vivaio giovanile, facendone addirittura quasi l’esclusivo bacino da cui selezionare i giocatori della prima squadra, sia stata una scelta assolutamente lungimirante ed intelligente. Ora anche il Milan, dopo aver scritto tante pagine gloriose nel passato, grazie ai tanti campioni selezionati tra i migliori offerti dal mercato, spesso a caro prezzo, necessariamente oggi deve cambiare strategia. Lo richiede il difficile momento economico del Paese, ma io dico lo richiede anche una motivazione di natura morale”.

Le cessioni cosiddette “eccellenti” di Thiago Silva e Ibrahimovic quindi sono state corrette?

“Più che corrette direi necessarie, per i motivi sopraddetti. Due partenze controbilanciate però, anche dal punto di vista tecnico e di rendimento, dall’arrivo di Mario Balotelli e dalla “scoperta” di Mattia De Sciglio, il nostro nuovo Maldini”.

Puntando sui giovani, nel giro di pochi anni il Milan ritornerà a dominare l’Italia, l’Europa e il Mondo mostrando bel gioco, come vuole Suo fratello?

"Nel calcio non c’è nulla di scontato, ma di necessità virtù. Io credo che la presenza di alcuni fuoriclasse implementata da questi giovani sia la strada giusta sia per ottenere il bel gioco, da sempre e per tradizione una caratteristica costante rossonera, e di conseguenza risultati importanti”.

Entro quanto il Milan tornerà a primeggiare e ad incutere timore nelle avversarie, dopo un periodo di rifondazione?

“Il timore già lo incutiamo, basta guardare i risultati ottenuti in campionato dopo il difficile inizio. E dall’anno prossimo auguriamo di poterci di nuovo cimentare nella Champions League, così avremo la risposta alla sua domanda”.

Il Milan in questa stagione non è partito benissimo, ma con forza, determinazione e senza cambiamenti ha risalito la china; è stato giusto tenere Allegri in panchina?

“Il calcio non è una scienza esatta. La casualità, la sfortuna, un errore, una carenza di forma, una decisione arbitrale sbagliata possono incidere in un breve periodo sull’andamento dell’intero campionato. Non siamo una società superficiale che non ne prende atto. Il nostro allenatore è senza dubbio uno dei migliori, di quelli vincenti, come ha già dimostrato con i fatti nel passato. Giusto quindi lasciarlo lavorare nella massima tranquillità”.

La società Milan, da anni a questa parte, non cambia allenatore nel corso della stagione; da cosa nasce questa scelta?

“Dalla serietà dei suoi dirigenti, che non si fanno influenzare da ciò che scrivono i giornali”.

Dal 1986 ad oggi, da un aula di un tribunale a Club più titolato del mondo: quanto sono stati grandi gli sforzi economici e quanto è stato importante l’operato di Suo fratello?

“Sforzi economici sicuramente ingenti, ma sempre commisurati agli eccellenti risultati economici del Gruppo di mio fratello, che ha legato la storia del Milan in modo indissolubile a lui. E Silvio credo sia destinato a rimanere nel tempo il Presidente che ha vinto più di tutti al mondo, dal momento che è davvero difficile ipotizzare che qualcun altro possa, non dico superarlo, ma neppure avvicinarsi a lui in quanto a trofei nazionali e internazionali”.

A varie riprese si parla del possibile ingresso di soci di maggioranza/minoranza in società: da parte Sua cosa può dire in merito?

“Possibile sicuramente, ma credo però improbabile. La nostra famiglia è troppo legata sentimentalmente al Milan…”

Un Suo giudizio su Adriano Galliani, definito da più parti uno dei migliori, se non il migliore, dirigente sportivo!

“Adriano è sicuramente il numero uno. Inimitabile, anche per il suo modo di esternare la sua gioia ad ogni gol rossonero”.

Cosa pensa dell’operato di Sua nipote Barbara, entrata stabilmente nella grande famiglia Milan?

“Barbara si è relazionata con la realtà Milan in modo intelligente. Rispettosa della sua storia e del lavoro dei suoi dirigenti, consapevole nel contempo di poter apportare idee nuove con cui confrontarsi. Dopo il primo momento di naturale ambientamento, ora credo si sia instaurato un rapporto convinto di collaborazione, teso al raggiungimento di obiettivi comuni e assolutamente condivisi. Un apporto che può dare buoni risultati. E che oltretutto dimostra ancora una volta l’attaccamento della famiglia al Milan”.

Potrebbe essere Lei, un domani, la prima Presidente donna della storia rossonera?

“Penso proprio di sì. E’ l’ora delle quote rosa anche nel calcio milanese”.

Dal momento in cui Suo fratello ha preso la presidenza del club, chi è l’allenatore a cui è rimasto più legato? E perché?

“Sacchi, Capello, Ancelotti…ci hanno aiutato a vincere tanto. Ognuno di questi ci ha regalato momenti davvero indimenticabili. Non è che mi avvalga della facoltà di non rispondere, è proprio che sono legato a loro tre in egual misura. In un rapporto di stima, ma anche e soprattutto di affetto. E diamo tempo a Massimiliano di dimostrare di essere degno di entrare nel loro “club”…”

Mentre spostando lo sguardo verso il campo, chi è il giocatore che l’ha fatta più emozionare?

“Mamma mia, ce ne sono tanti, addirittura troppi. E in tanti ruoli… Ma poiché il gioco del calcio è finalizzato al goal, ne cito uno per tutti: Marco Van Basten, cocktail perfetto tra eleganza, classe e potenza”.

La sua formazione ideale del Milan, parlando in generale, chi comprende?

“Mi rendo conto che è una formazione assolutamente votata all’attacco, ma mi piace così…Cudicini, Tassotti, Thiago Silva, Baresi, Maldini, Rijkaard, Pirlo, Gullit, Kakà, Sheva, Van Basten. Riserve (sì fa per dire!): Sebastiano Rossi e Dida, Costacurta e Nesta, Desailly, Ancelotti, Massaro, Savicevic, Baggio, Boban e Donadoni, Inzaghi, Weah, Papin… Ah, dimenticavo Ibrahimovic e Balotelli…”

Pensa che sia necessaria l’introduzione della tecnologia nel mondo del calcio?

“Assolutamente sì. E’ un mio pallino, anzi una profonda convinzione. Si discute molto sul dotare di microchip palloni e porte, al fine di evitare errori sul fatto che una palla abbia varcato oppure no la linea di porta. Ma quanti di questi episodi accadono nel corso di un campionato? Forse cinque o sei al massimo. Invece quanti sono i fuorigioco, erroneamente fischiati o no, che nel corso di una partita possono stravolgere il risultato? Io penso che in una partita gli errori arbitrali, anche spesso dovuti alla oggettiva difficoltà di una corretta valutazione, siano di media almeno quattro o cinque. Il che significa che nell’arco di un campionato, si possono verificare da 1.520 a 1900 errori. Come risolvere allora il problema. Mi permetto di indicare una soluzione che a me sembra semplice ed efficace. L’arbitro lascia proseguire l’azione, l’addetto arbitrale posizionato in sala regia la interrompe solo nel caso in cui, rivedendo immediatamente l’azione alla moviola, constata la posizione di effettivo fuorigioco e la segnala all’arbitro. Si sono persi 10, al massimo 15 secondi. Ma quante discussioni in meno! E quanto più giusti e non viziati sarebbero i risultati in campo! Non vi pare?”

Fonte: calcissimo.com

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