Il Milan torna affascinante
Emiliano Cuppone
Torna in voga il Milan, o forse non è mai passata di moda la squadra rossonera. Galliani e soci incassano gli attestati di stima dall’estero, prendono atto della volontà, espressa più o meno direttamente, di diversi giocatori che indosserebbero volentieri la maglia del diavolo.
Dopo qualche mese passato a sentirsi sminuire dalla critica e da qualche atleta presuntuoso, in particolare nel periodo compreso fra il mercato estivo e quello invernale, il Milan torna in cima ai pensieri di diversi giocatori sparsi per il globo. In principio fu Santon, cuore rossonero sin da ragazzino, il quale ha riferito che solo per il Milan sarebbe disposto a lasciare il paradiso economico e tecnico della Premier, pronto ad abbandonare il Newcastle e la terra dove ha trovato l’amore pur di approdare a Milanello.
Effetto Balotelli si dirà, e come dare tutti i torti, visto che SuperMario, uno dei 100 uomini più influenti al mondo, ha sicuramente riportato entusiasmo intorno al Milan (ed al calcio italiano tutto, essendo stato l’unico vero colpo di mercato dell’ultimo anno nel belpaese), ma non solo. A convincere è tutto il progetto rossonero, fatto di giovani, programmazione ed un piano societario preciso che sta portando, in tempi inimmaginabili tra l’altro, ai primi risultati.
Ecco allora che arrivano le parole dei dirigenti del Vasco da Gama del talento Dedè, i quali riferiscono che in presenza di un’offerta rossonera, visto il fascino esercitato dal diavolo sul ragazzo, sarebbe difficile trattenere un giocatore così importante. Fanno eco quelle di Ezequiel Lavezzi che al settimanale Sportweek rivela di pensare concretamente ad un suo ritorno in Italia, indicando il Milan come squadra maggiormente affascinante rispetto ai cugini dell’Inter (che pure da tempo gravitano attorno e corteggiano l’argentino).
Sembrano lontane le parole di Taarabt (tra l’altro di oggi l’indiscrezione che il Milan abbia presentato un’offerta, al ribasso, per il talento del Qpr), eppure era lo scorso dicembre il momento in cui il trequartista riferiva che il club rossonero era una nobile decaduta. Che avrebbe potuto rappresentare solo un trampolino di lancio per la sua carriera verso club veramente importanti. Che se un mediano come Boateng, spesso in tribuna quando giocavano insieme al Tottenham, può fare il trequartista titolare, allora per lui di spazio ce ne sarebbe stato in abbondanza. Dichiarazioni certo non tenere, di sicuro non le parole di un innamorato della causa rossonera, saremmo curiosi di capire se la pensa ancora così il marocchino, se è ancora convinto di poter avere la strada spianata nella squadra dei Balotelli e degli El Shaarawy, dei Niang e dei Montolivo e, perché no, dei Kevin Prince Boateng.
Il diavolo ha ritrovato il suo appeal, si prende le proprie rivincite su chi per qualche mese l’ha snobbato, su chi non credeva che questa squadra potesse risorgere nonostante il contenimento dei costi, che potesse ritrovarsi con un bilancio in pareggio ed allo stesso tempo con una squadra competitiva (questo Milan lotta per il secondo posto, ma ormai da diversi mesi, ed oltre 20 gare, tiene un passo da scudetto).
Il Milan torna grande e torna nei pensieri dei grandi giocatori, ciò non comporta che arriveranno, perché il progetto continua, perché il tesoro, quello economico e quello tecnico, sta nei giovani (lo conferma che nonostante le cessioni di Thiago, Ibra e l’addio ai senatori, il valore del parco giocatori rossonero è salito, lo confermano le prestazioni dei De Sciglio e dei Niang) e non sempre nei nomi.


