L'istinto del Faraone
Emiliano Cuppone
La squalifica di Balotelli, quella contro il Napoli era scontata vista l’ammonizione (stupida ed evitabile) rimediata al Franchi, cambia gli equilibri di un Milan che si affaccia al bivio di una stagione ancora tutta da scoprire.
Massimiliano Allegri avrà nuovamente a disposizione Giampaolo Pazzini dal primo minuto, sarà lui a stazionare al centro dell’attacco rossonero, mister 13 gol in 23 apparizioni in campionato. Il Pazzo, però, interpreta il ruolo in maniera differente da SuperMario, lavorando più sporco, con qualità tecniche e tattiche decisamente differenti.
Cambiano gli equilibri per il diavolo, o forse ritornano quelli ante-gennaio, con una punta a fare il lavoro duro e lasciare la finalizzazione a Stephan El Shaarawy. Ecco, il Faraone, il miglior cannoniere rossonero in stagione con le sue 16 reti in Serie A, con la sua tecnica e la velocità, con lo spunto dell’ala e la voracità della punta.
Il bomber con la cresta deve ritrovare la vena però. A secco dal 24 febbraio, dalla rete (pesantissima) nel derby, con soli due gol all’attivo in questo 2013. Lo ribadiamo per l’ennesima volta, onde evitare qualsiasi fraintendimento, che non siamo qui a criticare El92, autore di prestazioni sempre e comunque al di sopra della media sotto tutti i punti di vista, ma siamo solo a reclamare le reti cui ci aveva abituato.
Al Faraone non resta che risvegliare l’istinto, importante com’è il suo apporto di reti, a maggior ragione adesso, in un momento decisivo, contro avversari così complicati d’affrontare, dovendo fare a meno del trascinatore degli ultimi mesi. Con un Balotelli in meno, serve il doppio lavoro per le punte, serve lo spunto, serve la cattiveria sotto porta, servono irrimediabilmente i gol di Stephan El Shaarawy.
Dal savonese, leader silenzioso ed efficace, ci aspettiamo una risposta decisa, ci attendiamo che sappia, di nuovo, tenere in piedi il diavolo, trascinarlo, condurlo alla vittoria, verso quell’obiettivo europeo che sembra ormai a portata di mano. El Shaarawy come Pato nel 2011, il Fararone come il brasiliano che, nella sfida più importante, nel derby contro Leonardo, stese i nerazzurri con una doppietta, non fece avvertire la mancanza di Ibra squalificato e consegnò l’obiettivo (all’epoca era lo scudetto) nelle mani di Massimiliano Allegri.
Il momento è di quelli imperdibili, l’ora di tornare al gol per El Shaarawy, di tornare a far brillare il suo nome sui tabellini delle gare oltre che nelle pagelle del postpartita (cosa che ha fatto costantemente nonostante l’astinenza di gol), quello di mettere, ancora una volta e di più, la sua firma indelebile su questa stagione del Milan. È il momento del Faraone, l’uomo che “segna a volontà e lotta con il cuore” come gli canta la curva rossonera, sulle sue spalle, così giovani eppure già strutturate, il peso di un attacco, di una squadra ambiziosa e pronta a prendersi la gloria nel segno del 92.


