L'evoluzione del Balo
Pietro Mazzara
Una partita diversa da solito, dove i lampi di genio sono stati pochi ma dove il lavoro per la squadra è stato utile e prezioso. Mario Balotelli, nella serata del Philips Stadion ha vissuto una serata diversa rispetto a quelle alle quali ci aveva abituato da gennaio a maggio, dove per 12 volte in 13 partite era andato a segno. Una partita da centravanti vecchio stampo, fatta di tante botte prese, provocazioni ma anche di spunti di qualità. Certo quando Balotelli non segna è una notizia per tutti, ma ci sono delle volte in cui il lavoro da operaio nobilita maggiormente rispetto a quello del capo. Massimiliano Allegri gli ha chiesto di allungare la squadra, di fare il centravanti-boa e di aprire gli spazi ai compagni di squadra.
Lui lo ha fatto, mettendosi a disposizione e cercando di adempire i compiti indicatigli senza mai dimenticare che lui è uno di quei giocatori ai quali basta dare la maglia e mandarli in campo. La manona di richiamo di Zoet gli ha strozzato in gola l’urlo per il suo primo gol in Champions League con il Milan e gli ha anche impedito, per esecuzione balistica, di ripetere il gol che aveva segnato a Ginevra contro il Brasile lo scorso marzo. Anche questo è il Mario Balotelli versione 2.0. Un principe che sa anche giocare duro.


