Una lacuna che non è stata colmata
Matteo Calcagni
La sconfitta del Milan a Verona, già di per sé indigesta, è diventata ancora più pesante con i risultati (e le prestazioni) delle rivali. Juventus, Inter, Napoli, Roma, Lazio... Hanno vinto tutte, mostrando fame e grinta già al debutto in campionato. Quello che balza all'occhio, tra le altre cose, sono stati i gol subiti: a parte la Lazio, che comunque fronteggiava una diretta concorrente come l'Udinese, le altre hanno mantenuto la porta inviolata, concedendo pochissime chances agli avversari. Il Milan invece si è ripresentato come un anno fa: molle in campo e leggerissimo in difesa, nonostante gli uomini fossero più o meno gli stessi. Sicuramente hanno influito le fatiche di Eindhoven, così come le solite partenze a rilento di Allegri, ma il problema appare un po' più profondo.
Non c'è bisogno di un esperto per capire che, a differenza delle rivali, il Milan non ha saputo rinforzarsi adeguatamente. Andrea Poli è un ottimo giocatore, ma da solo non è sufficiente per colmare la vera falla di questa squadra: lo spessore del centrocampo. Lo scorso campionato la mediana rossonera si era retta su un super Montolivo, al quale si era aggiunto uno straordinario Flamini negli ultimi due mesi di stagione, ma contro le grandi squadre si era spesso smarrita. Il ritorno di de Jong e l'acquisto di Poli hanno "pareggiato" le partenze di Ambrosini e Flamini, senza che il problema di fondo venisse risolto. La soluzione, ad oggi, appare di complicata risoluzione: o sperare nell'adattamento di Boateng a centrocampo (e nella sua rinascita), oppure tentare l'insidiosa strada del mercato, impiegando tutto il budget a disposizione per la mediana.


