Una salutare boccata d'ossigeno
Davide Bin
Ci sono momenti decisivi in cui intere stagioni di una squadra prendono una direzione piuttosto che un'altra; ovviamente è presto per dirlo e lo sapremo con certezza solamente più avanti, ma ho la netta sensazione che l'intervallo di questo Milan-Roma potrà essere ricordato in futuro come la svolta positiva di questa tribolata stagione rossonera: la squadra di Leonardo era sull'orlo del baratro, visto che era meritatamante in svantaggio contro la Roma e, anzi, lo 0-1 non rendeva giustizia all'andamento del primo tempo, con i giallorossi dominatori della situazione e i rossoneri tremebondi e confusi; sonore bordate di fischi e lo sferzante coro della Sud "Tirate fuori i c.......!" aveva accompagnato i giocatori (usciti a capo chino) negli spogliatoi e tutto lasciava presagire che la navicella rossonera stesse per affondare definitivamente, non solo in questa partita ma anche in classifica, avvicinandosi pericolosamente alle zone basse della graduatoria; in momenti come questi puoi lasciarti andare definitivamente o reagire con orgoglio e fortunatamente i ragazzi hanno avuto la forza morale di percorrere questa seconda via, entrando in campo nella ripresa più carichi e motivati e rimontando il punteggio più con il cuore e con la determinazione che con la tecnica e il bel gioco, ma in fondo questo conta poco, perchè mai come in questo momento interessa solo il risultato, la vittoria e quella sensazione di essersi finalmente sbloccati, ritrovando la vittoria dopo un mese di sofferenze e imboccando, forse, la giusta direzione. Se consideriamo la prestazione dal punto di vista del gioco e della qualità dello stesso, c'è poco da stare allegri e c'è ancora molto da lavorare e migliorare, ma se pensiamo alla grinta, al coraggio e alla determinazione che i giocatori ci hanno messo per gettare il cuore oltre l'ostacolo e strappare con le unghie e con i denti una vittoria preziosissima e importantissima, possiamo sperare che finalmente ci sia stata una svolta in positivo, anche se servono conferme in questo senso.
Leonardo si è affidato ad un attacco tutto brasiliano, formato da Ronaldinho e Pato, costruendo dietro di loro due linee di quattro giocatori in difesa (Oddo, Nesta, Thiago Silva e Zambrotta) e a centrocampo (Abate, Pirlo, Ambrosini e Seedorf), per cercare di essere più compatti e più incisivi sulle fasce; il risultato e il tabellino dei marcatori gli danno ragione e si può ben dire che la scelta sia stata azzeccata, anche se in partenza la coppia sembrava un po' troppo leggerina e poco in grado di sfruttare i prevedibili cross che potevano spiovere dalle fasce. La vera sorpresa è stata la presenza di Dida fra i pali al posto dell'indisponibile Storari, ma anche in questo caso la preoccupazione dei tifosi è stata eccessiva, perchè molti ritengono ormai Nelson inaffidabile e "pericoloso" e, invece, Dida si è disimpegnato in modo egregio, salvando il Milan da un passivo più ampio e già definitivo nel primo tempo e dando il suo contributo anche nel finale per proteggere la preziosa vittoria. Purtroppo ancora una volta c'è da sottolineare la presenza di pochi tifosi allo stadio e vedendo l'andamento del primo tempo si poteva anche dare ragione agli assenti, ma poi la squadra ha reagito e probabilmente è servito anche il contributo dei tifosi e in particolare della curva, che nel finale del primo tempo ha alternato cori "di contestazione" (il già citato invito a tirare fuori gli attributi) ad altri di incitamento, cosa che può sembrare contraddittoria ma che ha fatto capire ai giocatori che ormai il credito di fiducia era finito, la pazienza era al limite e l'appoggio incondizionato alla squadra non sarebbe durato ancora a lungo. Ancora una volta la curva ha dato il suo contributo, anche se molti sembrano divertirsi a volerne parlare solo in modo negativo e denigratorio, ipotizzando fantomatiche scazzottate e risse che non ci sono mai state, al punto che chi vi scrive (ed era presente in curva) è rimasto sorpreso nel leggere, una volta rientrato dallo stadio e poco prima di scrivere questo articolo, di questa presunta rissa della quale non mi sono accorto proprio perchè non c'è mai stata.
Tornando alla partita, l'inizio è stato sicuramente choccante: nemmeno il tempo di rallegrarsi per il rientro di Thiago Silva, che il brasiliano l'ha combinata grossa, con un goffo retropassaggio a Dida che ha spalancato la via della rete a Menez, che ha ringraziato per l'involontario assist e battuto l'incolpevole portiere rossonero. Subire gol in quel modo dopo soli tre minuti è la classica mazzata sul morale di una squadra già in evidente difficoltà tecnica ed emotiva dopo le tante delusioni di questo inizio di stagione e, infatti, il Milan ha rischiato di precipitare nell'abisso e di subire un passivo più pesante: mentre la Roma era ordinata, aggressiva e quasi perfetta nei movimenti, i giocatori rossoneri sembravano tanti bimbi smarriti che non sapevano cosa fare del giocattolo (il pallone) quando se lo trovavano fra i piedi, aspettando terrorizzati e imbarazzati una guida che dicesse loro cosa fare; niente a che vedere con i campioni che fino a qualche tempo fa avevano dato lezioni di gioco sui campi di tutto il continente e questa orrenda metamorfosi ha spiegazioni tecniche ma soprattutto psicologiche, perchè molti giocatori stanno vivendo una stagione difficile e stanno rendendo molto al di sotto delle loro possibilità e faticano ad invertire la tendenza, anche perchè non sono abituati a queste inaspettate e, per molti di loro, inedite difficoltà. Sugli spalti regnava lo sconcerto e la rassegnazione, visto che lo spettacolo inguardabile era solo una replica di ciò che si era già visto nel corso di questa stagione, mentre la Roma dominava rischiando di segnare altri gol e di chiudere in anticipo la partita. L'unico merito dei rossoneri nel primo tempo è stato quello di resistere con un solo gol di scarto, mantenendo viva la speranza di raggiungere lo spogliatoio ancora in tempo per schiarirsi le idee e provare a reagire invertendo la tendenza negativa.
La mossa di Leonardo è stata quella di inserire Inzaghi al posto dell'acciaccato Abate (uno dei migliori nel primo tempo, quindi la sostituzione ha sicuramente una motivazione fisica più che tecnica) e SuperPippo in poco più di un minuto si è reso più pericoloso di tutta la squadra nell'intero primo tempo, sfiorando il gol di testa e costringendo Pizarro al salvataggio sulla linea. Il segnale della riscossa è finalmente arrivato e non poteva essere che l'adrenalinico attaccante idolo dei tifosi a dare la carica ad una squadra depressa e scoraggiata che nel primo tempo si era limitata a confusi sprazzi di gioco e brandelli di azioni quasi totalmente inoffensive. Nella ripresa, invece, si è visto un altro Milan, se non altro dal punto di vista dell'impegno e della determinazione e piano piano i fischi si sono tramutati in applausi e i cori sono tornati unicamente di incoraggiamento, lasciando perdere gli attributi e la richiesta di vedere undici leoni, perchè finalmente la metamorfosi c'era stata e i timidi agnellini del primo tempo avevano ritrovato gli "occhi della tigre", titolo della musica che da quest anno accoglie i giocatori in campo in occasione del riscaldamento. La vera svolta, però, c'è stata quando Burdisso ha atterrato Nesta in area e Rosetti ha decretato il rigore; sul dischetto si è presentato Ronaldinho e quando il pallone ha superato Doni vanamente proteso in tuffo dalla parte giusta e ha gonfiato la rete, il popolo rossonero ha potuto finalmente sfogare tutta la rabbia fino a quel momento repressa in un urlo di gioia ma anche molto liberatorio. Ovviamente il pareggio serviva comunque a poco e allora è toccato ancora una volta a Ronaldinho estrarre finalmente dal cilindro della sua immensa classe (non sempre supportata dall'impegno e da un'accettabile condizione atletica) un numero di alta scuola sotto forma di sontuoso lancio dalla metà campo che ha raggiunto Pato lanciandolo verso la porta; stop di petto del Papero che diventa un dribbiling nei confronti di Burdisso, Doni superato e palla depositata in rete scatenando l'urlo della Sud e di tutto lo stadio, perchè quando finisce un incubo bisogna urlare tutta la propria gioia. Gol importante per la squadra ma anche e soprattutto per Pato, finalmente sbloccato (non segnava dalla prima giornata a Siena) al punto da tornare improvvisamente devastante e impendibile per i difensori avversari, costretti spesso al fallo rude per bloccarne le progressioni palla al piede. Lungi dall'essere finita, la partita ha offerto ancora emozioni, perchè la Roma ha reagito e provato a riequilibrare il risultato e Rosetti ci ha messo del suo ammonendo per la seconda volta (quindi espellendo), forse in modo esagerato, Ambrosini, per una presunta gomitata a Burdisso che in realtà era solo un gomito largo nel movimento del salto per colpire il pallone. Leonardo è corso prontamente ai ripari inserendo Flamini al posto di Ronaldinho, i rossoneri hanno resistito con cuore e mestiere, i giallorossi hanno solo sfiorato il pareggio (soprattutto con il tiraccio alto di De Rossi da favorevolissima posizione) e dopo tre interminabili minuti di recupero, il triplice fischio di Rosetti è giunto come una liberazione e il ruggito del popolo rossonero ha salutato una vittoria importante, anche se sofferta.
Il Milan ha preso una salutare boccata d'ossigeno, ma per dire che è finalmente guarito e per capire se può davvero tornare a respirare la salubre aria dell'alta classifica, servono ulteriori conferme, un filotto di risultati positivi e un grosso miglioramento dal punto di vista del gioco. Molto apprezzabile la determinazione e la voglia di uscire dal momento critico con tutti i mezzi possibili, ma ancora una volta il gioco è stato caotico, confusionario e poco efficace e la bella azione in occasione del secondo gol rimane un lampo isolato nel buio di un gioco che stenta a decollare. A proposito del secondo gol, la giocata di Pato ricorda molto quella del suo primo gol "italiano" nella partita contro il Napoli che fu quella del suo debutto in maglia rossonera; speriamo che sia di buon auspicio, nel senso che, così come quello simile realizzato contro il Napoli fu il primo in Italia, questo potrebbe essere il primo di una nuova "vita" del Papero, non più giovane promessa ma campione maturo e consapevole della sua importanza per questa squadra, ora che non c'è più Kakà, il vecchio amico che ci apprestiamo a ritrovarci di fronte da avversario in una sfida che, dopo un secondo tempo contro la Roma giocato con il "vecchio cuore rossonero" invocato dalla curva, fa un po' meno paura, anche se sembra ancora un ostacolo impossibile da superare per questo Milan incerto, timoroso e incostante ma che almeno ha ritrovato la voglia di reagire e di lottare, con l'orgoglio e la fierezza di chi è stato sul tetto del Mondo e non poteva rassegnarsi a sprofondare nel baratro senza almeno lottare con tutte le proprie forze fino alla fine.


