Mai due gioie: servono mentalità e rispetto. Non bisogna dimostrare solo di poter giocare con questa maglia, ma di saper giocare a pallone
Luca Serafini
Non è destino che si infilino due partite consecutive con prestazioni all'altezza. La continuità di cui si riempiono la bocca tutti nelle dichiarazioni pre e post, è una chimera che non viene inseguita con rabbia, ferocia, determinazione, applicazione. Quelli che hanno l'occasione di dimostrare, se non proprio di indossare la maglia del Milan, almeno di saper giocare a pallone, falliscono regolarmente gli esami. La svagatezza, la superficialità, la mollezza, l'inconsistenza, il disordine tattico e mentale con cui sono state affrontate 3 partite su 4 in Europa League, non esimono Amorim da responsabilità precise al di là del turnover, ma puntano i riflettori soprattutto sui giocatori.
Contro il Ferencvaros, dopo un primo tempo piatto e molle come la cima di un budino, nemmeno chi è entrato ha potuto raddrizzare la barca, dare quella scossa elettrica con intorno compagni che avevano la spina staccata. Non capirci niente è una regola che si ripete ogni qualvolta c'è la possibilità di dare seguito, ripeto, alle prestazioni prima ancora che ai risultati.
Amorim - e non solo lui - parla di mentalità. Aggiungerei la fame. Quella nasce dagli allenamenti e non a caso è stato citato Pavlovic come esempio dei giorni feriali, ma dare 2 giorni di riposo dopo il derby e avere solo 48 ore per preparare una gara ormai quasi decisiva nel cammino europeo, non è stata una grande mossa. Bastava e avanzava la domenica, lunedì pomeriggio si potevano ricomporre i ranghi e avere un po' più di tempo per ricaricare le pile.
Sembra una battuta il sogno di incontrare ogni partita l'Inter, invece è la denuncia della pochezza di rispetto e amor proprio di una squadra che si accende solo quando sembra che valga la pena. Come se il Sassuolo o il Bologna o la seconda coppa d'Europa non fossero degni di attenzione, di impegno. Come se il pubblico pagante fosse lì a vederli passeggiare e fischiettare mentre gli avversari sbranano le zolle.
Siamo solo ai primi di novembre e sono già scarsi i crediti residui. Rialzare la testa dev'essere un'occasione, un'opportunità, non una consuetudine. Invece l'unica cosa che si ripete è quella di abbassarla, la testa, quando pare che l'orizzonte sia nitido. Questa mentalità di cui tanto si riempiono la bocca è il risultato di serietà, intelligenza, rispetto, appunto, per sé stessi e per chi ha passione. È la terza figuraccia in Europa, la terza su quattro. Al campionato sei rimasto attaccato con i denti grazie al derby: adesso, caro Milan, i denti è il caso di tirarli fuori ogni partita. E anche qualche parte più bassa del corpo.


