Come d'incanto ecco il Real Milan!
Davide Bin
I rossoneri hanno compiuto l'impresa che tutti sognavano ma in cui pochi credevano, a maggior ragione dopo un primo tempo senza un tiro verso la porta di Casillas e caratterizzato dalla "madre di tutte le papere" da parte di Dida, che aveva spianato la strada al gol di Raul e, si presumeva, alla facile vittoria del Real che tutti avevano pronosticato; ma ancora una volta, come domenica scorsa nella partita contro la Roma, nella ripresa si è presentato in campo il Milan che non ti aspetti, cioè grintoso, determinato, motivato e capace di ribaltare la situazione e di sfruttare le lacune di una squadra che non è squadra per colpirla al cuore e metterla al tappeto. La magia di Pirlo e la doppietta di Pato sono già storia, perchè mai il Milan aveva vinto al Bernabeu in sfide ufficiali e l'ha fatto proprio nell'occasione che sembrava meno propizia, contro una squadra che ha dimostrato ancora una volta che non bastano montagne di milioni di Euro per creare un progetto vincente. Emblematica l'immagine in cui si vede Kakà in primo piano con la maglia bianca, le mani sui fianchi e l'espressione sconsolata, mentre alle sue spalle un groviglio umano in maglia rossonera festeggia per il gol vittoria; forse Kakà avrà guardato con nostalgia i suoi ex compagni in festa, ma chi meglio di lui poteva e doveva sapere che in certe sere il Milan si trasforma e riesce a fare miracoli, sovvertendo pronostici e previsioni e confermando di essere una delle squadre più "toste" d'Europa quando nell'aria risuona quella musichetta che sembra avere effetti taumaturgici. Chi segue e conosce questa squadra da anni sa che poteva accadere, per più di un motivo: i rossoneri raramente deludono nelle serate ricche di fascino come questa e il Real Madrid è un insieme di grandi giocatori ma per costruire una grande squadra serve mettere i giocatori giusti al posto giusto e non collezionare figurine di campioni, a maggior ragione se sono tutti di uno stesso reparto. Il Milan ha meritato la vittoria proprio perchè ha saputo essere più squadra rispetto ai rivali, perchè ha reagito nel momento in cui rischiava di affondare e perchè non si è lasciato demoralizzare nemmeno dall'erroraccio di Dida, che avrebbe potuto avere effetti devastanti. I rossoneri escono dal Bernabeu con tre punti preziosi in tasca ma, soprattutto, con la conferma che forse il momentaccio è davvero finito, la svolta c'è stata e ora la stagione può prendere una direzione diversa e inaspettata fino a qualche giorno fa.
Leonardo presenta coraggiosamente una formazione offensiva, forse confidando nel fatto che questo Real è molto forte dalla cintola in su ma quando viene attaccato non è irresistibile: si spiega così la contemporanea presenza in campo di Pato, Inzaghi, Ronaldinho e Seedorf, cosa che può sembrare un azzardo perchè tutti e quattro hanno spiccate doti offensive ma scarsa predisposizione al rientro in aiuto dei compagni e si presume che di aiuto ce ne sia bisogno, visto che il Real ha in formazione tanti campioni a cominciare dal vecchio amico Kakà, salutato affettuosamente da tutti al momento di schierarsi in campo per l'inizio della partita. Il Bernabeu è, come al solito, pieno e c'è una grande atmosfera per una classica del calcio europeo, ma si fanno sentire anche i 2000 tifosi rossoneri, che faranno una grande "prestazione" come e più della squadra in campo, sostenendola a gran voce nei momenti belli ma anche e soprattutto nei momenti difficili.
Il primo tempo non è certo trascendentale: il Milan è sì ordinato, compatto, attento e concentrato ma non riesce mai a rendersi pericoloso, mentre servirebbe ben più intraprendenza per insidiare il Real e metterlo in difficoltà; Pirlo non si vede, Inzaghi non riceve palloni giocabili, Ronaldinho è impalpabile nonostante ci metta molto impegno, Pato corre molto e prova a liberarsi in attesa del passaggio giusto che non arriva mai; insomma un Milan che tiene bene il campo, non va mai in soggezione ma insidia raramente la difesa avversaria e così è difficile sperare nell'impresa. In verità non è che il Real faccia molto di più, ma qualche azione pericolosa la costruisce e meriterebbe la concessione di un calcio di rigore a favore quando Zambrotta atterra Benzema in area in un episodio che ricorda molto quello del rigore concesso domenica scorsa ai rossoneri nella partita contro la Roma. Nemmeno il tempo di tirare un sospiro di sollievo e ringraziare l'arbitro De Bleeckere, che ci pensa Dida a mandare in depressione il popolo rossonero con un erroraccio fantozziano che trasforma un innocuo tiro nel migliore degli assist per Raul, che ringrazia e infila il pallone nella porta spalancata davanti a lui; bravo e furbo l'attaccante spagnolo a credere (unico sulla faccia della terra) che il portiere potesse perdere dalle mani quel pallone, incredibile la papera di Dida che supera per bruttezza anche quella storica di Leeds in occasione della sua prima partita in Champions (e dopo un erroraccio così questa di Madrid rischia di essere l'ultima!). Il più infuriato per il disastro di Dida è sicuramente Inzaghi, visto che la "Didata" ha spalancato la via della rete proprio al giocatore che insidia SuperPippo nella classifica dei marcatori europei di tutti i tempi, in una serata in cui Inzaghi (alla prima partita al Bernabeu) non ha nemmeno un'occasione per tirare in porta e si fa pescare spesso in fuorigioco. Il merito del Milan è, però, quello di non disunirsi e di non crollare, continuando a giocare con calma e attenzione, anche se a ritmi bassi e senza creare pericoli per Casillas.
La ripresa è sicuramente più scoppiettante e spettacolare e Leonardo azzecca dopo qualche minuto la mossa vincente, che sblocca una squadra fino a quel momento inoffensiva: fuori lo spento Inzaghi, dentro Borriello, che attira su di sè i difensori avversari, apre gli spazi a Ronaldinho e Pato e crea i varchi giusti anche per gli inserimenti dei centrocampisti. Il pareggio è merito esclusivo di Pirlo, che da distanza siderale estrae dal cilindro un numero da mago del calcio e incenerisce Casillas con una bordata violenta e precisa che si abbassa all'improvviso e va a morire in fondo alla rete a fil di palo; un'autentica prodezza che non si vedeva da tempo da parte del regista rossonero, tornato determinante al momento giusto dopo un primo tempo opaco. Il Real è sorpreso e sbanda, il Milan ne approfitta e colpisce ancora i rivali: Ambrosini recupera un pallone banalmente perso a centrocampo dagli spagnoli e immediatamente verticalizza per Pato; la difesa delle merengues è sorpresa, Casillas esce a vuoto e il Papero segna comodamente a porta vuota scatenando il delirio nello spicchio di stadio occupato dai tifosi rossoneri. In pochi minuti il Milan ha ribaltato il risultato ed è in vantaggio al Bernabeu...chi l'avrebbe mai detto? Ma la partita non è certo finita, anche se Pellegrini non ha molte alternative in panchina per via dei molti infortuni e si limita ad inserire Drenthe al posto di Granero; la mossa si dimostra fortunata ed è proprio l'olandese, cercato dal Milan in estate, a riportare la situazione in parità con un violento rasoterra da fuori area che sorprende Dida e s'insacca a fil di palo. Il pareggio potebbe anche bastare ai rossoneri, da tutti considerati spacciati alla vigilia, ma sorprendentemente e mostrando personalità e coraggio da grande squadra, il Milan non si accontenta e prova a vincere più di quanto faccia un Real deludente, slegato e senza idee. L'arbitro torna protagonista quando annulla per motivi misteriosi il gol di Thiago Silva, ma nemmeno quest'ingiustizia (nella stessa porta in cui venne annullato un gol regolare a Gullit nell'aprile dell'89) placa la sete di vittoria dei rossoneri, premiati nel finale di partita, quando Seedorf riceve palla in area, attende l'inserimento di Pato e lo serve con un delizioso pallonetto con i giri contati che il Papero trasforma nel gol della clamorosa vittoria; i tifosi rossoneri sugli spalti impazziscono di gioia, il Bernabeu è ammutolito, perchè i sostenitori spagnoli sognavano il trionfo sugli storici rivali e, invece, sono costretti a rivedere i fantasmi del passato.
Pirlo e Pato con i loro gol, Seedorf con un assist al bacio, Ronaldinho con qualche giocata da "vecchi tempi"; doveva essere la notte dei Galcticos e dei loro tanti campioni e, invece, sono stati i campioni rossoneri a lasciare il segno, i "soliti noti" che non stavano vivendo un momento particolarmente felice ma si sono riscattati proprio nel momento più propizio. Chi deve ringraziarli in modo particolare è Dida, che ha rischiato di rovinare la serata e compromettere la qualificazione con un errore madornale che ora, invece, risulta ininfluente; ma tutto il popolo rossonero deve essere grato a questi giocatori che hanno saputo ancora una volta gettare il cuore oltre l'ostacolo e interpretare alla perfezione (nel secondo tempo, molto meno nel primo) una gara che molti definivano impossibile e proibitiva. Ora bisogna godersi questa soddisfazione ma non cadere nell'eccesso opposto di pensare che questa squadra, considerata scadente e inadeguata fino a poche ore fa, adesso sia improvvisamente tornata favolosa e imbattibile. Certo servirebbe Freud per spiegare perchè chi è stato capace di perdere in casa contro lo Zurigo sia poi in grado di espugnare il Bernabeu, ma ormai ci abbiamo fatto l'abitudine in questi anni e il primo a non fidarsi di questo Milan apparentemente in crisi era proprio Kakà, uno che conosce bene l'ambiente rossonero e aveva detto alla vigilia che voleva eliminare subito i vecchi compagni dalla competizione, perchè sa bene che nelle occasioni importanti il Milan c'è sempre e non tradisce mai; detto...fatto: i rossoneri si sono confermati implacabili nelle serate che contano e sui palcoscenici ricchi di fascino e storia e ora tornano in piena corsa per la qualificazione. Non è, però, il momento di fare calcoli ma solo di festeggiare una grande vittoria, una vittoria storica in una serata da Milan, perchè queste sono le notti in cui si fa la storia del calcio europeo e, come d'incanto, si materializza dal nulla un Real Milan che annichilisce gli avversari e stupisce l'Europa calcistica, facendo delirare i suoi tifosi.


