E venne il giorno...
Davide Bin
Quando un amore finisce speri sempre che non venga mai il momento di incontrarsi di nuovo: lo avrà pensato Kakà, lo hanno pensato i tifosi del Milan e, invece, il beffardo sorteggio dei gironi di Champions ha decretato che i destini di Kakà e del Milan dovessero incrociarsi subito, con una doppia intrigante sfida nella fase "autunnale" di Champions League; c'è già stata la partita di andata e chi ha seguito il Milan al Bernabeu ha avuto modo di rivedere dal vivo il "vecchio amico" e salutarlo come meglio credeva, ma è chiaro che il giorno che tutti attendevano con curiosità è quello che ci apprestiamo a vivere, ovvero il giorno del ritorno di Kakà a San Siro da avversario. Dal momento del sorteggio si è aperta la discussione sull'accoglienza da riservare al giocatore e le opinioni sono diverse e disparate, come è anche logico quando la questione riguarda molte persone (i tifosi del Milan sono milioni). C'è chi ritiene che la cessione sia esclusiva colpa della società, che Kakà si sia "sacrificato" per il bene del Milan (come ha detto il giocatore al momento della cessione) e, quindi, non vede l'ora di riabbracciare un vecchio amico e sfruttare l'occasione per criticare ancora una volta la scelta dei dirigenti rossoneri di cedere il campione più amato per motivi di bilancio. C'è chi, al contrario, vede Kakà come un bugiardo traditore, che non vedeva l'ora di andarsene dal Milan, da una squadra che non considerava più competitiva e da una società che a suo dire (e in questo non si può dargli torto) non aveva più intenzione di spendere per rinforzare la rosa, condannando anche lui ad un destino senza più vittorie e trofei; è la gente che non gli perdona la maglia sventolata dal balcone in una fredda e piovosa notte di gennaio, che sente come falsi quei pugni battuti sul cuore ad ogni occasione, che si era illusa che le dichiarazioni fatte dopo il "gran rifiuto" all'offerta del Manchester City fossero sincere e non solo un modo per fare bella figura e rinviare l'addio al momento in cui fosse arrivata la più allettante (dal punto di vista sportivo) offerta del Real Madrid. C'è poi chi non sa bene da che parte stare o, meglio, propende per il “concorso in colpa” e dà "uno colpo al cerchio e un colpo alla botte", perchè in fondo è pur sempre vero che la verità sta in mezzo e, a conti fatti, il trasferimento di Kakà al Real Madrid è stato un affare per tutti meno che per i tifosi: il Milan ha sistemato il bilancio, il giocatore è andato laddove sognava di giocare se fosse andato via dal Milan e gli unici a soffrire davvero, come sempre in questi casi, sono stati i tifosi, che in Kakà vedevano un idolo, una bandiera rossonera e sono rimasti profondamente delusi vedendolo andare via in quel modo dopo aver fatto intuire in gennaio che il suo amore nei confronti del Milan e dei suoi tifosi era eterno (anche se, in verità, lui non lo ha mai detto e di questo bisogna dargliene atto). Purtroppo ciò che è avvenuto a giugno ha dimostrato che quella di gennaio era stata una gigantesca farsa, costruita ad arte dalla società (e anche dal giocatore e dal suo staff) per rinviare l'addio a fine stagione e nel frattempo fare una bella figura: il Milan aveva bisogno di Kakà per centrare l'obiettivo minimo della qualificazione alla Champions League, il giocatore non gradiva la destinazione Manchester City e preferiva il Real (lo ha sempre detto, almeno in questo è stato sincero); ecco allora che la società ha gonfiato ad arte l'offerta dello sceicco, facendo risultare che rinunciava ad una montagna di soldi (si parlava di cento e più milioni di euro, cifra assurda anche per uno sceicco e, infatti, smentita), il giocatore ha fatto delirare i tifosi presenti sotto la finestra di casa sua mostrando la maglia, battendosi il petto e parlando di scelta d'amore, mentre il presidente Berlusconi faceva altrettanto in diretta TV in uno spot sentimentale-elettorale in cui si vantava del fatto che i soldi non sono tutto e ci sono altri valori che nella "famiglia Milan" hanno più importanza. Peccato, però, che pochi mesi dopo il grande bluff sia stato smascherato per forza di cose e il "ragazzo che tutti vorrebbero dare in sposa alla propria figlia" (parole di Berlusconi) sia stato venduto frettolosamente poche ore dopo la fine del campionato, mentre il giocatore (in Brasile con la propria nazionale) dichiarava che si era "sacrificato per il bene del Milan" (caro Kakà i sacrifici sono altri e magari sarebbe stato un sacrificio più grande e gradito accettare un'offerta che avrebbe fatto guadagnare più soldi al Milan...).
Questo per dire che nessuno è uscito con la coscienza a posto dalla "vicenda Kakà": nè il giocatore, nè la società e gli unici che ci hanno rimesso davvero sono i tifosi, illusi, presi in giro e ingannati. Per questo personalmente ritengo che Kakà abbia diritto all'affettuosa accoglienza che si merita un giocatore che ha dato molto al Milan ma nulla più, così come la società va inchiodata alle sue responsabilità per aver sacrificato il miglior giocatore per esigenze di bilancio ma non va ritenuta l'unica responsabile di ciò che è avvenuto. Piano piano il tempo sta rimarginando la ferita, i tifosi stanno cominciando ad apprezzare una squadra che anche senza Kakà sta tornando competitiva (mentre a giugno sembrava che con la cessione del giocatore il Milan non avesse più futuro e il mondo fosse destinato a crollare) e il primo confronto diretto fra Kakà e il Milan ha dimostrato ciò che ho sempre sostenuto, ovvero che i giocatori passano, il Milan resta e se è vero che tanti campioni hanno fatto grande la squadra rossonera, è altrettanto vero che il Milan ha fatto diventare grandi questi giocatori, mettendoli in condizione di esprimersi al meglio. Il Milan è sopravvissuto e ha continuato a vincere quando si è ritirato Van Basten o quando si è ritirato Baresi (tanto per fare due nomi eccellenti) e lo sta facendo anche ora che non c'è più Kakà: meno di due settimane fa ha espugnato per la prima volta nella sua gloriosa storia il Bernabeu e Kakà, non solo non vestiva più la maglia rossonera, ma era addirittura un avversario e ha cominciato a capire a cosa ha rinunciato e a provare un po' di nostalgia. Ovviamente Milan-Real Madrid non è solo l'occasione per rivedere Kakà a San Siro, ma è una grande sfida importante per la qualificazione alla fase successiva di Champions League, quindi salutiamo come merita un vecchio amico ma poi tifiamo Milan e spingiamo i ragazzi verso un'altra impresa, scordandoci un passato che ci ha fatto soffrire ma che, in quanto tale, è giusto metterci alle spalle. Certi amori ti lasciano un'emozione per sempre e Kakà avrà sempre un posto nel nostro cuore perchè lui è uno degli eroi di Atene e Yokohama e ci ha permesso di salire sul tetto del mondo, ma noi siamo il Milan e la leggenda continua anche senza Kakà. Aspettavamo questo giorno, il giorno è arrivato, per dire “grazie Kakà per tutto quello che hai fatto”, ma soprattutto per urlare con orgoglio "forza vecchio cuore rossonero", oggi più che mai!


